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Olivier Brisson – Horizon Capiton (Nashazphone, 2018)

Olivier Brisson si definisce “musicista occasionale e manipolatore di percussioni e vari strumenti”: Horizon Capiton è il suo primo disco, ma in passato ha collaborato già con parecchi musicisti tra cui Pascal Comelade per cui non si può proprio parlare di un esordiente. Il disco è un unico viaggio sonoro a base di campionamenti presi da nastri dove sono registrate voci e grida, scampoli di musica, field recordings: musicalmente è molto vicino ad un certo tipo di ambient “concreta” che occupa una buona sezione delle uscite Nashazphone; molto riuscito e atmosferico, l’insieme degli elementi in gioco compone una musica malinconica melodica e straniante, con un tocco tipicamente francese. Nel disco di Olivier troviamo tracce del suo lavoro, difatti in ambito psichiatrico si occupa con l’associazione Vert Pituite La Belle di utilizzare la musica sperimentale nelle sue varie forme (concerti, dischi e incontri) con i pazienti attivi in primo piano: il motto dell’associazione che da quindici anni si occupa di questi temi è “On fait peu mais on fait c’qu’on veut” e la dice lunga sul taglio dato alle attività. In realtà non è necessario conoscere la provenienza dei suoni per godere del disco, che vive benissimo di vita propria anche se non si tiene conto di questo piano di lettura peraltro interessante anche se parecchio ingombrante: credo che questo sia un merito notevole da attribuire a Horizon Capiton e al suo autore.

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