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Officine Schwartz – L’Opificio (Luce Sia, 2018)

Finalmente ristampato da Luce Sia il masterpiece del collettivo lombardo datato 1991: il lavoro forse più rappresentativo delle Officne Schwartz può considerarsi un concept come d’altra parte quaslasi manifestazione in studio e dal vivo del nutrito ensamble italiano. Le O.S. erano in grado di coniugare meravigliosamente il folk tradizionale con la cultura industrial nel senso stretto del termine e cioè la vita in fabbrica: la frustrazione degli operai vessati e schiavizzati da un regime lavorativo disumano e schiacciante. L’Opificio medesimo è nato da uno spettacolo di Andrea Chiesi che narrava la vita e il declino di un “operaio qualunque”. Dopo quasi trent’anni il disco non suona datato, ma ancora riesce a coniugare meravigliosamente i canti popolari con le sinistre asperità metalliche e percussive dei musicisti. Le sensazioni che ne scaturiscono sono di profonda malinconia ed inquietudine, ma ciò non rende il lavoro faticoso, al contrario scorre piacevolmente immergendo l’ascoltatore  nelle cupe atmosfere industriali, ma mai senza speranza.

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