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Non Voglio Che Clara – s/t (Aiuola, 2006)

Ad un certo punto della nostra vita, fin qui breve, ci si trova, nei propri vent'anni, a fare i conti con la collezione dei dischi dei genitori; a volte imbarazzante, a volte foriera di sorprese ma, sempre, inizialmente guardata con disprezzo. Sono diverso, non possono piacermi le stesse cose. Eppure…
Un De Andrè particolarmente ispirato, un Fossati che non si butta via niente; un Paolo Conte o un Gino Paoli particolarmente lirici e pianistici. E, di nascosto, il piacere di ammettere le proprie immature intolleranze per canzoni che sanno trasportare con intelligenza e comunicarci immagini poetiche, troppo a lungo considerate degne di vergogna. Il piacere di scoprirsi forse maturi, ma cosa vuol dire poi, di apprezzare composizioni classiche che poggiano sui pilastri della melodia italiana. E rendersi conto che il nuovo disco dei Non Voglio Che Clara non ha alcun elemento di quell'eredità indie che contraddistingue il nostro snobismo e, invece, pesca a piene mani da quell'immaginario, dei nostri genitori, elementi che gli ultimi vent'anni di canzone d'autore hanno, se non in rari casi, abbandonato. Il già citato Paoli e il suo, supposto, amico Tenco, sono riferimenti facili, sono gli esperti di canzone italiana che dovrebbero venirci in aiuto per tracciare le derivazioni più evidenti, dacchè noi abbiamo ancora troppi pochi ascolti per goderceli appieno. Credo che l'immediata classicità, non mediata o filtrata come nei contemporanei Baustelle, possa non essere un peso e un rallentamento come qualcuno ritiene. Qui si tratta di gettarsi oltre gli steccati tra pop emerso e indie. E dopo, nel caso, provare anche a costruire un ponte, ma dall'altra parte. Non più una scalata ad uno status di autori riconosciuti ma una discesa a prendere per mano chi è rimasto indietro. La presenza in Sottile di Syria, che per stile è, comunque, la più "giovane" delle stelle del firmamento, è abbastanza sintomatica della posizione assunta da questo disco, ma, contemporaneamente, la pubblicazione per Aiuola dimostra l'assioma appena esposto. Il nostro orgoglio ci dice di essere contenti del nostro rimanere indietro, di farne una bandiera. Ma questo candido disco bianco del pop underground italiano va dritto dritto, Questo Lasciatelo Dire, nella parte in comune della collezione di famiglia.

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