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Nicola Boari – Wakamatsu Koji, Il Piacere Della Distruzione (Falsopiano, 2012)

Già è raro che su queste pagine si recensiscano libri: forse per un testo di cinema è la prima volta in assoluto. Mal al di là del fatto che l’autore sia Nicola Boari della Spettro Records, l’argomento è comunque tangente ai nostri ambiti, è interessante in sé e merita sicuramente almeno una segnalazione. Il recentemente scomparso Wakamatsu Koji è stato un regista giapponese che, in un periodo di forte tensione politica e sociale per il suo paese (gira intensamente per tutti gli anni ’60 e ’70), si è dedicato a generi di confine che vanno dall’erotico al poliziesco, fino addirittura al documentario di propaganda: il libro ne analizza la figura collocandola nel suo tempo.
Giustamente, la prima preoccupazione dell’autore è quella di contestualizzare il regista nell’ambito culturale e nel periodo storico all’interno dei quali si trova ad agire: tutta la prima parte è densa e non di facilissima lettura, dovendo districarsi fra vicende personali, fatti di cronaca e storia dell’industria cinematografica giapponese, oltre che in una cultura per noi inevitabilmente lontana, ma è indispensabile per darci una visione a tutto tondo di un personaggio che vede il cinema come arma di lotta politica, seppure volta nichilisticamente alla messa a ferro e fuoco e distruzione del reale. Essendo la ricostruzione socio-politica piuttosto accurata, al lettore appassionato di musica non sarà difficile intuire come, dallo stesso humus culturale, siano potute nascere esperienze musicali estreme come quelle che ancora oggi ci giungono dal Giappone e che, in qualche caso, hanno incrociato la stada del nostro. È il caso di Keiji Haino, che compare in Endless Waltz, lungometraggio sulla drammatica vicenda umana del sassofonista free jazz Abe Kaoru, figura di culto dell’improvvisazione radicale nipponica, o del giapponese d’adozione Jim O’Rourke, che ha composto la colonna sonora di United Red Army. Nella seconda parte, per schede, vengono analizzati alcuni film, evidenziando come quelli di Wakamatsu sia un cinema che è un pugno nello stomaco, dove il sesso e i rapporti umani in generale sono quasi sempre violenti e votati alla sopraffazione e l’atto di ribellione contro la società inesorabilmente destinato al fallimento. Interessante anche il capitolo Conclusioni che, ben lungi dal chiudere il discorso, mette in evidenza molti possibili punti d’approfondimento dell’opera del maestro. Wakamatsu Koji, Il Piacere Della Distruzione è un libro che, se vorrete leggerlo, non mancherà di incuriosirvi, sebbene tale curiosità sia destinata a rimanere in larga parte inappagata, a causa della difficile reperibilità delle opere, almeno in Italia. Qualcosa si può ottenere, pare, rivolgendosi al mercato francese.

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