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Nedry – Condors (Monotreme, 2010)

Devo ammettere di aver cercato altrove il piacere solipsistico dell'ascolto negli ultimi mesi, lontano dal clamore suscitato dalla scena dubstep e dalle immediate ripercussioni che ha ottenuto in tutti i campi più prossimi di applicazione delle sue ritmiche. Così mi perdo un po' del gusto di sentirne una versione, probabilmente, edulcorata sciogliersi al servizio di un cantato femminile più che interessante. I Nedry sintetizzano, è il caso di dirlo, la lezione e offrono dispense ai bisognosi di ripasso.
Triphop del nuovo millennio per costruire una memoria che duri di più di qualche anno e pochi gigabyte. La voce dell'orientale Ayu Okakita si muove a suo agio tra le tentazioni Bjork, un riferimento must di ogni produttore di pop elettronico che si rispetti, e quelle della più contenuta Natasha Khan, aka Bat For Lashes benedetta anche dai fan dei Radiohead, noti per la loro propensione alla coda lunga della nicchia degli amici di Thom. E proprio le teste a cono più antipatiche, parere soggettivo più del solito eh, del mondo post-brit risultano essere il riferimento più calzante per il modus operandi di questo trio. I due spippolatori, Matt Parker e Chris Amblin, smanettano allegri pescando a piene mani da tradizioni non loro, per ritmiche e melodie, estraendone una versione light tra richiami, atmosfere spacey e poco spicy, suoni elettronici molto compressi e scelte ballabili che strizzano l'occhio al meno esigente. Proprio come fecero i bulli di Oxford dopo la svolta "compriamo dei computer coi soldi fatti con le chitarre". Con una buona padronanza degli arrangiamenti citano qui e là un po' di tutto, dagli Stereolab, in Swan Ocean e Four Layers Of Pink, e i Broadcast, nella liquida e lunga Apples & Pears, alle versioni già remixate per i dancefloor dei brani di gruppi britrock, vedi i simil chitarroni di Squid Cat Battle e il giro di basso della title track Condors (o come fa notare Emiliano il campionamento dei Nine Inch Nails in Scattered). Grandi promesse in via di conferma? Quasi sicuramente sì, ma magari, per il futuro, sarebbe il caso di nascondere dai propri siti l'amore per il giocattolo microkorg, non toy instrument ma plasticoso ed economico sintetizzatore, in favore di qualche strumento dal suono magari più aperto e vero (ma magari questo è il mio solito mulino a vento). La Monotreme, con le sue uscite sempre diverse, non ci stupisce certo per il coraggio di puntare su questi relativi newcomer: bravi e intelligenti nel rendere pop il suono elettronico del momento.

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