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Neal Morse – One (InsideOut, 2004)

Vi interessa un parere sul Prog da profana? Dio esiste. Non me ne ricorderò più solo quando bestemmio. Per chi non ci crede ancora (se non in Dio, nel Progressive Rock) si ascolti Neal Morse, vi convincerà d’averlo perlomeno incontrato qualche volta, perché c’ha suonato insieme. Canta rivolgendosi a Lui in One, il suo ennesimo album eseguito come solista dopo l’avvicinamento a Dio, e dal cielo sembra arrivare la sua musica come se avesse un privilegiato scambio con qualche arcangelo suonatore, pure. Scusate se è poco. Dopo aver suonato col fratello negli Spock’s Beard, con Mike Portnoy, il batterista dei Dream Theater e con Arjen Anthony Lucassen negli Ayreon, gli mancava giusto di suonare con Dio, perdio.
Sinceramente, quest’album mi ha fatto trascendere. Apriti cielo! Questo è un disco epico. Un disco volante che vola e fa volare. Mette le ali. Racconta la storia di un uomo, novello Adamo, dalla sua creazione alla separazione da Dio e alla riunione finale. Continuazione del precedente Testimony. Dopo una ventina di minuti di The creation, il pezzo che apre l’album, il più celestiale, prende a piovere su quello che è a parer mio il brano più bello dell’LP insieme a Cradle to the grave, forse perché io di progressivo fin’ora c’avevo giusto il pizzo delle mutande. Ma da oggi…

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