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Nautha – Tutti I Colori Del Buio (Hellbones, 2019)

Album volutamente inciso in presa diretta senza magheggi di  post produzione o correzioni varie. Insomma tutto come una volta  per rimanere nello spirito “primitivo” e sanguigno dell’intero progetto chè è si contemporaneo nella forma, ma si affaccia al passato più remoto e psichedelico in intenti e soluzioni. Tornano alla memoria tanto i Soundgarden quanto i mai dimenticati Blue Cheers: autentici padri dello stoner. La scelta di utilizzare l’italiano per un genere che geneticamente e per crescita è americano è sì coraggiosa, ma qui e là tira un po’ la corda mostrando il fianco in vocalizzi e soluzioni letterali un poco ingenue. L’esecuzione, nonostante la registrazione live, è impeccabile e regala all’ascoltatore quelle emozioni che, nella decade a cavallo tra anni ottanta e novanta, furoreggiarono da Seattle verso il mondo intero. Certamente l’italico idioma dona all’insieme un mood neo progressive che male non fa, ma non si amalgama al 100% con lo spirito grunge che comunque è il motore trainante dei colori del buio.

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