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Nancy Elizabeth – Dancing (Leaf, 2013)

Già il genere folk attuale è sfuggente come l’acqua tra le dita ed in più i cantautori che vanno per la maggiore – dopo casi quali il fenomeno del falsetto Bon Iver – si rintanano in una sorta di solitudine autoimposta in cerca di ispirazione. Un tantino di diffidenza quindi si prova eccome, specie nell’era dei like, dello sharing compulsivo e delle foto filtrate instagram grigio seppia sulla pastasciutta a cena. Detto ciò, non vale nemmeno fare sempre l’eccezione con il disco fresco che si ha sottomano, perciò… facciamola: partiamo dal fatto che con Nancy Elizabeth il suono suadente di pianoforte, arpa, chitarra acustica con chiaro rimando al folk e alla psichedelia anni ’70 non annoia già al secondo pezzo e questo è un dato importante.
Inoltre gli inserti rari e ben calibrati di elettronica, beat e synth fanno del terzo disco della polistrumentista di Wigan un lavoro dall’arrangiamento sublime e mai invadente oltre che perfettamente a fuoco, nonostante gli svolazzi pindarico-medievaleggianti, sostenuti da una voce davvero fuori dall’ordinario. Pur rimanendo lontana dai miei attuali ascolti non si possono non apprezzare i chiaroscuri di Indelible Day, la litania di Mexico o i due picchi Raven City o Desire che pongono la musicista britannica ai vertici delle produzioni di nomi quali Josephine Foster o della concisa e stringata Joanna Newsom. E se adorate queste due cantautrici, Nancy E. con Dancing zitta zitta, quatta quatta ha sfornato su Leaf il suo personale capolavoro, senza timori reverenziali ma con grande ispirazione.

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