My Speaking Shoes – Holy Stuff (Autoprodotto, 2012)

Ohhhhh. Bene. Con un paio di mesi di ritardo rispetto all’uscita, mi accingo a parlare del primo disco di una giovanissima
formazione nata in quel di Sassuolo. Ora, va premesso che normalmente sono molto scettica, pur rispettando tantissimo la scelta, quando si canta al femminile. Aggiungiamo (pluralis maiestatis) poi che sono tendenzialmente molto esterofila, per cui, sulla carta, l’album in questione partiva con dei punti handicap mica da ridere. Ma poi, a riprova del fatto che i proverbi hanno sempre ragione e “Don’t judge a book by its cover” – and neither an album! -, ad un primo ascolto si è risvegliato il mio ordine mentale che vede nella piramide della commozione positiva, subito dopo la frase “Nessuno mette Baby in un angolo” (citazione filmica prettamente femminile, se non riconosciuta, consiglio di indagare presso la prima fidanzata-amica-mamma-sorella che vi capita a tiro), il power rock un pò psichedelico bello tirato – tanto meglio se il tutto mi può ricordare i Motorpsycho (mio indice sicuro di alto gradimento) -. Incasinatissimo cappello che porta il discorso, come dicono i quattro protagonisti, “alla ciccia”: Holy Stuff è materiale che scotta, nel senso che accende, brucia e consuma.
Un tiro altissimo che non viene mai a mancare tra un basso piùcchepresente degno di suoni 70s (richiamati non solo dalla cover del lavoro molto Blue Cheer e 13th Floor Elevator) o dei – e mi dico da sola ‘ma che accostamento…’- Dianogah, batteria che ha una linea tutta sua, segno che, in qualche modo, influenze post rock sono vive e vegete nella tessitura del lavoro dei My Speaking Shoes – che probabilmente, avendo aperto a live di ottima gente come Three In One Gentleman Suit e Valerian Swing, hanno assorbito influenze, se non altro, per osmosi -, e una chitarra sola a spadroneggiare tra richiami stoner e mathrock – Mushroomhead o Bubble – con una padronanza tecnica tale che potrebbe provenire dal metal. Mi domando, con un primo album così, dopo possono arrivare questi giovani di belle, bellissime speranze. Loro e nostre che c’è bisogno di una nuova leva energica ed energizzante.

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