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Mulu – Garagebleu (Wallace, 2008)

Pop su Wallace? Non proprio, ma quasi… so che non ve lo sareste mai aspettato, ma sarebbe stupido non aspettarsi di tutto dato che l’etichetta è passata dalla finezza dei Permanent Fatal Error al ruvidume dei Pornography, dal free di classe di Ligeti-Pupillo-Gebbia (grandissimo disco!!!) alla finta cafonaggine krauta dei R.U.N.I. e dalla violenza cieca dei Gerda alla maximum freakitudo di Xabier Iriondo. Non pago di venire (finalmente) celebrato con una super intervista su Blow Up, Spino continua imperterrito a sfornare materiale e questa volta tocca a un duo femminile.
Parlavamo di pop e per qualificarlo ulteriormente si parla di pop da circuito indipendente con i pregi ed i difetti di sorta: fra i pregi quelli di una produzione buona e non eccessivamente laccata tanto da rischiare la stucchevolezza, fra i difetti il fatto che a volte pop per pop mi domando se avendo il coraggio di affondare completamente il coltello nella torta non si rischirebbe davvero di passare in top class. Pur non trattandosi propriamente di materiali che ascolto abitualmente le Mulu hanno le loro carte da giocare e sfido l’intera “sezione misogini” là fuori a pensare che la produzione del disco fosse ingiustificata sentendo traccie come ad esempio Lavinia’s Boat o Opale. Non è un caso che abbia citato i pezzi più melodici e più smaccatamente ascoltabili, anche perché sono quelli in cui Marialuisa Balzi e Luisa Pangrazio danno il meglio. Musica molto semplice ma per nulla povera, il frutto di una scelta intenzionale viene evidenziato dal fatto che la produzione sia stata affidata a Iriondo, se per certi versi nei modi accosterei il duo alle Cocorosie, l’effetto generale è molto diverso dato che ricorda più qualche vecchio lavoro della Matador. Se Solex fosse stata molto più tranquilla e non fosse cosparsa di quei campioni (splendidi) tagliati a colpi di badile e si fosse armata di una groove box, se nella line up avesse accolto Caroline Loeb e Les Rita Mitsouko (due vere leggende), avrebbe fatto lavori non troppo distanti da questi. Belle voci e musica che, per quanto sia stupido scriverlo, potremmo anche definire femminile, melodie mediamente malinconiche, arrangiamenti semplici ma molto ben suonati e forma canzone senza timore e con risultati a volte davvero notevoli. Una volta un “genio” mi ha detto: “ah… la Wallace, quella che fa quella roba inascoltabile”… sì bravo, ascoltati questo coglione!. So che è un paragone del cavolo, ma ascoltando questo disco mi sono domandato se con degli arrangiamenti ancora più pop ed una produzione da major non avrebbe rischiato di suonare meglio dei dischi solisti di Meg.

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