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MSMiroslaw – Rebirth Invocations, Ritual Chants For The Vulture Goddess (Trasponsonic, 2013)

Sardegna pagana. Sembra essere questo il filo conduttore delle tante uscite provenienti da una regione che, dal punto di vista della musica meno convenzionale, gode oggi di un momento di grande ispirazione. Già avevamo detto del disco capolavoro di Dalila Kayros, dove tradizione e contemporaneità convivevano brillantemente, ora è la volta di questo lavoro di MSMiroslaw, membro del collettivo Hermetic Brotherhood Of Lux-Or, coadiuvato dal sempre ottimo Simon Balestrazzi.
In questo caso il suono non è facilmente etichettabile come sardo, la voce è un salmodiare quasi gregoriano e solo alcune sonorità acustiche, come in Till Ecstatic Resurrection, suggeriscono una collocazione mediterranea: d’altra parte è musica che si abbevera agli strati più profondi dell’essere, evocando forze ancestrali che travalicano ogni cultura e linguaggio, trovando compagni di viaggio in luoghi geograficamente lontani ma spiritualmente vicini. É un discorso che vale per la grafica, che riproduce alcuni graffiti anatolici testimonianti riti rintraccaibili anche nella cultura neolitica sarda, come per la musica; Rebirth Invocations sembra infatti attingere al ritualismo oscuro dei primi Current 93 e dei Coil, ma lo fa poi collidere con elementi di musica concreta particolarmente consoni al discorso che si va sviluppando: valga come esempio il fatto che lo strumento principale sia una teschio di cavallo… preparato! Ne risulta un suono pulsante e cavernoso, che evoca visioni di cerimonie tribali che onorano il respiro della terra (Jumis) e le forze di una natura a cui non ci si può rivolgere che con soggezione. MSMiroslaw si muove con sicurezza fra industrial e primitivismo, gettando un ponte fra un passato oscuro e un presente che non vuole abbandonarsi alla banalità del quotidiano (l’epica …And The Golden Horse’s Sacrifice); un discorso che non sarebbe dispiaciuto a Ernst Jünger, il quale, nelle pagine del suo diario sardo, scriveva “che il tempo passato sia vicinissimo e si avvicini sempre più questo è uno dei doni inattesi, una delle sensazioni tranquillizzanti del nostro presente”. È questo quello che mi sembra stia avvenendo di questi tempi nell’isola e che dischi come questo testimoniano con chiarezza e forza. Sempre il filosofo tedesco scriveva “sono dell’opinione che storia e preistoria di un’isola come questa siano comprensibili anche per altre vie che non siano quelle degli studi”; una di queste, oggi, è certamente Rebirth Invocations.

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