since 1997, our two cents on indie/punk/post/electronica and more...

Mondo Candido – Bizarre (Silence, 2006)

Ascoltare un nuovo disco dei Mondo Candido è, ogni volta, come sbirciare dalla vetrina di un negozio d'abbigliamento di lusso, alta moda: guardare ma non toccare. Tragicamente il revival delle sonorità italiane degli anni '60 e '70 ha imboccato vie tanto meno definite, a livello comunitario, quanto più dispersive, sul piano delle scelte personali. Molti si sono intruppati in un modo di essere alla "lo famo beat-strano", caschettandosi i capelli e zampettandosi le braghe. Un po' surf e un po' naive, alla maniera dei nostri incolti genitori capelloni. Poi c'è chi da anni ha fiutato chissà cosa, di sicuro non il successo sperato, come i Ridillo; ogni volta che esce fuori il loro nome ti percorre la schiena un orrendo brivido dalle fattezze di Red Ronnie e speri sia solo un brutto sogno. Poi c'è la frangia oltranzista degli ironici, quelli che stenti a credere che stentino a credere di starci dentro: i Montefiori Cocktail sono gli archetipi di questo sparuto plotoncino, in fuga per un mondo migliore, dove la Linea di Cavandoli torni in TV e non solo su magliette da 30e l'una. Ritornando alla metafora dei vestiti possiamo definire negozi vintage e dell'usato le tipologie di questi ultimi loungeofili, originali ma costosi, e dei capelloni, tarmati e contenti. I Ridillo li nascondiamo in fondo all'armadio e non ne parliamo più, ok? Però, si è detto, i Mondo Candido sono quel profumo intravisto dietro i manichini dei negozi ultra-chic, no? La bizzarria (per la pronuncia sentire la strascicata e sexy erre del singolo Bonjour L'Amour) di questo gruppo, con cui ormai ci scontriamo da anni, è l'aspetto impeccabile e la posizione invidiabile dei loro prodotti nel mercato. Li avevamo lasciati alle prese con una evoluzione meno clubbara, mai negata neanche qui, e più latin e classy del loro sound d'elezione. Gli avevamo augurato più o meno chiara fama e l'arrivo ad una (agognata?) visibilità alla Buddha Bar. Archiviati questi risultati, ecco che il pacchetto Moca trova la sua dimensione; sempre più dipendente dalla voce di Luisella, a suo agio a girare, microfono in mano, nella chill-out zone delle discoteche più in voga, alla ricerca di un principe ballerino che condivida con lei una Samba a Metà. La scrittura del duo Marrucci/Querci si libera da quella patina troppo club oriented e si allarga nel pop. Sempre più pop, dunque. Soul (la divertente La Rivoluzione), beat (Graffi Al Cuore) e una spruzzata di anni '80 (in Boy Say Ciao, ma, vi prego, forse non siamo ancora pronti a certi ripescaggi!); stili che caratterizzano i brani, invero mai troppo slegati, anche quando si salta dalla bossa jazzata, in Un'Altra Notte, alla distorta colonna sonora da poliziottesco, nel mio pezzo preferito del disco Allarma Rosso. Al solito. Da fuori della vetrina, mentre appanniamo il vetro respirandoci sopra, si godono sempre le stesse vibrazioni positive degli altri loro dischi: e l'appannamento e la mancanza di voglia di entrare sono solo nostra precisa decisione. Via si va e si sa cosa ci si lascia indietro, polemiche incluse, senza stupirsi, e senza curarsi, di quanto bene o quanto in alto i Mondo Candido continuino ad andare.

Tagged under: , ,

Leave a Reply

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

Back to top