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Moka – Hopi (Mokadelic Dream, 2006)

I romani Moka sono in giro dal 2000, dopo un EP, svariate compilation e un album, si fanno notare con il un nuovo disco in studio e un po' la sensazione è quella di tornare indietro nel tempo, al folgorante esordio dei Giardini di Mirò. Putroppo non di un complimento si tratta visto che nel frattempo è già passato più di un lustro e persino i gruppi di punta del genere stanno cedendo il passo (penso all'ultimo disco degli Explosions In The Sky che viaggia su standard oramai medi per un gruppo che viveva di picchi emotivi davvero unici). Qui la si gioca più sulla psichedelia rispetto al gruppo texano (a cui i Moka sembano ispirarsi davvero parecchio in fatto di romanticismo), anche se, stringi stringi, si sa sempre dove si andrà a parare con quelle chitarre in delay, quei famosi crescendo in coda e tutto l'armamentario delle voci campionate (poche per la verità). Su coordinate un pelo più sporche direi che sanno dire qualcosa di più L'uomo Di Vetro di Foligno. Niente male dunque, anzi, Hopi è un lavoro pulito, raffinato e ben fatto, sicuramente consigliabile a tutti quelli (e sono ancora parecchi, me compreso) che adorano ancora certo post rock strumentale dal retrogusto epico e dall'approccio tipico di un concept album diviso in parti. Il difetto sta tutto qui: si solcano con tutte le buone intenzioni del mondo terreni da molto tempo non tanto fertili.

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