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MojaSfera – Equilibrio Infranto (Autoprodotto, 2008)

A volte è davvero difficile. L'incomprensione, la poca disposizione all'analisi e spesso una buona dose di convinzioni dure a morire. Il buon vecchio tasto FFw che torna a lampeggiare, l'idea che il diritto allo skip e al passare oltre ci sia concesso in onore alla nostra saccenza e superbia. Quindi si resiste per non inciampare nel qualunquismo da caporedattore. Niente FFw, niente next. Il tempo passa, parole e suoni, la bocca si storce e pare sempre di più che il nostro istinto sia un peccato veniale. Il che potrebbe anche essere vero. Ma allora ascoltare musica diventa la pacata fruizione di un prodotto impacchettato, con annesso l'enorme sforzo di tenere a bada i sabotatori al lavoro nelle cervella. Quando Joey Ramone era ancora in pantaloni stretti e occhiali scuri mi pareva d'aver capito che bisognasse saltare sulla sedia, spaccare i vetri e lanciarli in mezzo alla piazza, scavalcare le transenne, scivolare lungo le statali con le ruote bucate e i cappotti aperti come mantelli. Tutto per il gusto di farlo. La percezione che tutto questo rumore significhi solo quello che vogliamo fargli significare, che in realtà non conti un cazzo quello che è quanto piuttosto tutto il resto. Che sopratutto innocenza e rabbia siano l'unica forma di innovazione possibile e che proprio queste siano il solo motivo valido per scucire dal portafoglio di ragazzini distratti monetine per LongPlay e Live. Ragazzini distratti e confusi di 10, 20, 30, 40, 50, 60, 70 anni. Allora una sola domanda: Rossano Capitani, Gianluca Abbate e Andrea Calvisi comprerebbero mai l'album dei MojaSfera?

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