Mingle &The Land Of The Snow -Vuoto/Leere (Luce Sia, 2016)

C’è in rete un video di Giovanni Lindo Ferretti girato sulle sue montagne, pochi secondi di ripresa e una breve frase: “arriva l’inverno, la brutta stagione. Bisogna volerle bene”. È un assunto che Andrea Gastaldello e Joel Gilardini, in arte Mingle e The Land Of The Snow, sembrano far loro sviluppandolo in una musica al contempo fredda e calda; fredda nella qualità del suono, minimale e cristallino, talvolta quasi diafano come solo certe mattine d’inverno sanno essere (garantisce Eraldo Bernocchi al mastering), calda nel suo aderire al tema (La Grande Guerra sul fronte italo-austriaco, da qui l’idea dei titoli bilingue) immergergendosi nello scenario con partecipazione e  curiosità. Il vuoto a cui si riferisce il titolo della cassetta  è uno spazio entro cui la musica del duo si muove liberamente, priva di forma definita ma pronta ad assumere quella più adatta a quanto si vuole esprimere, tenendo sempre ben presente che quel vuoto non è semplicemente qualcosa da riempire ma un’entità con cui dialogare. Avviene in Ghiacci Perenni/In Ewiger Schnee dove l’aria rarefatta accoglie una melodia commovente seguita da un piano e battiti scarni che fanno scivolare il pezzo in territori più drammatici, o nelle brume elettroniche che in Solo Nebbie/Nur Nebel  attutiscono i suoni e fanno emergere  tocchi di chitarra e spigolosi concretismi prima del prevalere di ritmi vagamente warpiani. Ma il dualismo si ritrova anche nella contrapposizione fra titolo e musica di una Prendere D’Assalto Il Cielo/Der Himmel Im Sturm Nehmen che ci si aspetterebbe furiosa ed è invece un lento e gravoso salire di quota, con un intermezzo di chitarra sognante quasi blues punteggiato per tutta la durata da elettronica glitch che monopolizza il finale o nel contrasto fra i droni ruvidi e le dilatazioni post-rock delle sei corde che animano Alla Fine La Polvere/Nur Staub Am Ende. In ultimo Arriverà Mai La Fine/Gibt Es Nun Eine Ende? risponde alla domanda tratteggiando un’ambientazione soave che va lentamente incupendosi e vede poi il ritorno della chitarra che disegna una melodia che ci riporta alla traccia d’apertura. Vuoto/Leere è un album che, pur lontano dalla musica di consumo, usa un linguaggio semplice e comprensibile che parla al nostro lato più emotivo e ci permette di gettare uno sguardo nuovo su storie e paesaggi che solo in apparenza già conosciamo.

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