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Majak – Scavengers (Autoprodotto, 2014)

Hardcore apocalittico e senza compromessi per questa agguerrita pattuglia genovese. Un brillante esordio dove scorgiamo tanto i cicloni ascensionali dei Converge quanto certe elucubrazioni paranoidi dell’ultima Deathwish (Code Orange, Punch). Il tessuto dei pezzi è spesso e ricco di sfumature atte a definire un muro sonoro gommoso e duttile, ma assolutamente resistente a qualsiasi lacerazione o concessione melodica. La scuola dei Majak è rappresentata da quella nicchia musicale che si replica ed auto-rigenera da oltre vent’anni a questa parte: l’hardcore più classico e oltranzista che dai primi anni ottanta non ha mai allentato né mollato il colpo. Per certi versi è una sicurezza alle intemperanze ed alle onde di un’epoca moribonda che ormai non riesce più a trovare filoni creativi ancora da esplorare. Ma indubbiamente questo è anche il suo limite: un dogma misterioso dai codici semplici e invariabili dove bene o male siamo cresciuti tutti noi che abbiamo ancora voglia di star qua a menarcelo con stà roba. Resistere, resistere, resistere!

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