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L’Uomo Di Vetro – 38° Parallelo (I Dischi Del Minollo, 2010)

Ricordate l’episodio dei Simpson con Homer al festival Hullabalooza? Ringraziava (senza ombra d’ironia) Billy Corgan per aver ucciso definitivamente nei suoi figli la speranza in un futuro migliore di quello che comunque avrebbero realmente potuto avere… se la generazione post è davvero post-qualcosa, è innanzitutto post-quella roba lì. È post-Bart, post-Lisa. E questo è, senza dilungarmi ulteriormente, il motivo per cui la recensione de L'Uomo Di Vetro è una recensione bifronte.
Recensione 1: questo sestetto di Foligno ha realizzato, quasi dal nulla (il disco precedente, Merry Christmas, è autoprodotto…), dalla provincia dell’impero, un disco davvero buono, decisamente superiore alla media: centratissimo nei suoni (su tutto, Tecno-Bells & Funeral Party, che sfodera scampanellii – xilofono? Bello: più Aloha che GY!BE – e gran classe davvero negli arrangiamenti), capace non solo di miscelare bene le onnipresenti (nel genere) influenze, ma addirittura di dare qualche zampata d’originalità (1984… – il pezzo più hard del lotto – ha un gran riffone inaspettato e risolutore…).
Recensione 2: è tutta una bufala, ragazzi: gli Slint erano un grandissimo gruppo post-punk, i Mogwai hanno più cose in comune con i Ramones che con tutte le porcherie blandoromanticprogressive che abbiamo dovuto sorbirci dopo… e sarebbe ora che a ragazzi come questi, di vetro, venisse voglia di usare sensibilità, orecchio e capacità per sparare e sperare aldilà delle languidità un po’ pippaiole da cameretta.

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