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Lēvo – S/T (Zen Hex, 2019)

La nuova uscita su 7” dell’aretina Zen Hex è il battesimo musicale del concittadino Lorenzo Cardeti, unico titolare del progetto Lēvo, qui coadiuvato da Arturo Magnanensi  al basso-synth e da Lorenzo Nocentini alle percussioni. Se la precedente uscita vinilica dell’etichetta, YY di Hexn, si muoveva sull’asse Oriente-Occidente, qui scivoliamo invece lungo i meridiani, fra sonorità africane e algide spazialità nordiche: per questioni di genere i due nomi non sono avvicinabili – la forma per cui opta Lēvo è una sorta di dance music d’ascolto – ma il feeling e l’equilibro che si raggiunge nei due brani del disco potrebbe essere paragonabile a quello dei Talking Heads più neri. Mbombo, sul lato A, lavora con percussioni e voci femminili campionate che ci tirano verso l’Africa e orchestrazioni di synth che ci riportano oltre il Tropico del Cancro finché non perdiamo definitivamente di vista l’orizzonte, ed è davvero un bello smarrirsi. Sull’altra facciata Savanero si muove su coordinate simili, guadagnando in coesione fra le due anime e perdendo un briciolo di fascino, ma davvero poco. Il bello della musica di Lēvo, sembra un paradosso, è che la facilità d’ascolto, inducendo a far girare continuamente il disco sul piatto, fa scoprire, nella ripetizione, le sfumature inattese ed affascinanti di un suono dove la fisicità non è mai disgiunta dall’anima. A completare un disco che merita una possibilità anche se non siete avvezzi al genere, trovate accluso Zebulon, un breve racconto distopico di Johnny Mox, oggi fra i pochissimi capaci di parlare della questione immigratoria lontano dalle ciniche sparate dei cattivisti come dai meme piagnoni dei buonisti.

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