Laura Loriga – Vever (Ears&Eye 2022)

Di Laura Loriga avevo un bellissimo ricordo. La Maison Verte, datato 2016, mi sembrava l’unione quasi perfetta tra i tratti americani di certe cantautrici (potrei dire una Aimée Mann ma anche una Kristin Hersch) ed un popolare sentire europeo, creando un incrocio che lasciarvi presagire il meglio. Di tutto mi sarei aspettato tranne che di saperla su di un palco la medesima sera di Andrea Giommi e dei suoi (insieme a Nicola Lombardi) the Glass Key e di Charles Hayward. Spinto dal marchigiano entusiasmo (pusher musicale del quale mi fido ovviamente ad occhi chiusi) torno ad ad ascoltare Laura e la magia si ripete. Guida le fila di una pletora di strumenti suonati da un’eterogenea schiera di collaboratori pescato da entrambe le parti dell’oceano con piglio sicuro. Sceglie un’immagine di copertina meravigliosa, una casa dalle fattezze quasi disciolte, quasi a testimonianza di quanto sia successo in un tempo che, artisticamente parlando, è un’eternità. Laura ha un’espressività leggera, impalpabile, che sembra volo sopra i tappeti di fiati, organi e pelli che giocano sotto di lei. Le corde assicurano luci ed ombre al lavoro, e, ve lo assicuro, sembra di volare. Ascoltato di prima mattina Vever è quasi sacrale. Ci riporta ad una purezza ancestrale ed ad un idea di libertà nella forma canzone, che trova estro senza scomporsi. Scopro soltanto in un secondo istante che Il titolo, Vever, è una parola haitiana che nomina i disegni effettuati in alcuni rituali e che fungono da faro per gli spiriti. Questa idea di apertura e di passaggio si esprime in ogni pezzo, quasi che siano frutti di cui nutrirsi per comprenderne l’essenza. L’impianto vocale e sonoro è molto classico ma la libertà con la quale viene interpretato riscalda gli ambienti, quasi come se da un’ambientazione Hollywoodiana venissimo catapultati in una colorata comune isolana. Vever si chiude con The Sun Rises Where It Rises, titolo programmatico per una chiosa stupefacente. Laura chanteuse su un piano che pare suonato da Hal Willner, attorno l’ennesima alba colorata e speziata. Notevole, per la prossima uscita consiglierei ancora più grandeur, fino a riempire gli impianti di calore e di suono in un’intima baldoria.

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