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La Furnasetta /Sara Ohm – Bat Kvinnor (Industrial Coast, 2020)

Il rapporto fra La Furnasetta e la Industrial Coast continua arricchendosi di un nuovo capitolo, condiviso stavolta con la svedese Sara Ohm. Le due si spartiscono la classica cassetta, con il progetto italiano che, pur in campo neutro, fa gli onori di casa aprendo le danze, come di consueto attorniato da una folta schiera di collaboratori. La prima metà della sua facciata è decisamente a fuoco, all’insegna di una musica andata (molto) a male, fra post-modernismo e post-industriale: sono forse i brani migliori mai ascoltati da La Furnasetta, sintesi e summa dello spirito del progetto che danno vita a canzoni più equilibrate ma al contempo belle storte. Le melodie vocali indolenti su basi elettroniche sporche di Italians Spread It Better, le voci sensuali di New Possibilities contrapposte a ritmiche industriali marce e danzerecce (per quanto spesso azzoppate) e i synth singhiozzanti su batterie geiger di Flowers Of The Loose tratteggiano un pop da dopo bomba che lascia il segno. Appena dopo la metà Trapped Under Ice, col cantato rappato e che sembra strizzare l’occhio alle ultime tendenze, stacca un po’ troppo e fa segnare il passo al lavoro che perde incisività: le rumorose schegge elettro-industriali che in passato erano utili a bilanciare le composizioni più sghembe qui, dove i brani contorti hanno comunque un loro baricentro, risultano un po’ accessorie. Il risultato lo si porta a casa tranquillamente, ma è un po’ come star vincendo una partita 4-0 e beccare due gol nel finale. Sull’altro lato Sara Ohm si presenta in splendida solitudine, con voce, chitarra e un bel po’ di effetti: ora noise rock, ora drone, ora powernoise, i cinque pezzi del suo lato hanno nella ripetitività (dei loop o delle urla da manifestazione di piazza) una costante che vorrebbe forse trasmettere ossessività, ma finisce per risultare spesso noiosa. L’impressione che di idee ce ne siano pochine, fra musiche che hanno da tempo perso il loro carattere eversivo e sloganismi che già ai tempi degli Atari Teenage Riot avevano poca ragione d’essere. Insomma, vince l’Italia: il biscotto del 2004 è vendicato.

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