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Kyle – Space Animals (Overdrive, 2013)

Un divertente banjo apre le porte del mondo di Kyle, un progetto capitanato da Michele Alessi (militante nei Maisie e Distape) che, dopo un primo lavoro risalente a due anni fa, ha radunato gli amici musicisti che lo avevano precedentemente aiutato dal vivo e ne ha fatto una vera e propria formazione fissa.
Sax, flauti, vibrafono, ukulele, farfisa, wurlitzer e mandolino hanno funzionato da collante nella ricerca di una nuova via musicale, nuove timbriche, eterogeneità tra le tracce, cosa che è riuscita benissimo ai cinque coinvolti. Before The Sun Freezes e Long Distance non sono che due esempi: l’una si svolge in un esotico refrain mentre l’altra sarebbe un gioiellino indie da heavy rotation radiofonico; testi che parlano di stelle, vuoti spaziali ed interiori, scelte, partenze, pazzia, stagioni e nuvole, parole avvolte con cura in un pop leggero e borderline con l’ambiente cantautorale, un combo di dieci pezzi che sono costruiti ottimamente, altamente evocativi – Stars Remover – , a volte malinconici – Animals – , spesso caratterizzati da parti che rimangono in testa a lungo – The Fine Art Of Going Insane -, sempre interessanti e che non hanno nulla da invidiare a certe (non sempre meritatamente) osannate ed albioniche new entries – sentire Hell Is A Beautiful Place o Right Wave per credere -. I Kyle fanno venire in mente un sacco di gente e nessuna, questo è il loro bello: quando ti sembra di riconoscere qualcosa a cui poterli associare (il primo Bob Dylan? Qualche band britpop? La scena New Acoustic Movement?), ti stupiscono cambiando rotta e questo credo che voglia solo dire che hanno belle idee da spendere e che sono bravi. Quindi, Bravi!

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