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Konstrukt & Keiji Haino – A Philosophy Warping, Little By Little That Way Lies A Quagmire (Karlrecords, 2018)

L’ensemble free-impro turco Konstrukt, dopo aver condiviso dischi e performance con artisti importanti della scena improv internazionale, invita a collaborare uno dei nomi imprescindibili del suono avant del sol levante, Keiji Haino, instancabile sperimentatore con una carriera quarantennale alle spalle.
Così, due giorni dopo le registrazioni di A Philosophy Warping, Little By Little That Way Lies A Quagmire,  uscito lo scorso anno su Karlrecords, Korhan Futacı (sax alto, sax tenore, zurna, kaval, sipsi, voce), Erdem Göymen (Batteria e percussioni), Berkan Tilavel (percussioni e batteria elettronica), Umut Çağlar (synth, flauto, xilofono e percussioni) e Haino (chitarra, elettronica e voce) decidono di continuare l’esperienza dal vivo immortalando il live che vede ora la luce in questo disco omonimo del suo predecessore, ma differente nel contenuto.
Sulla carta un felice matrimonio, visto che i turchi sono fautori di un’improvvisazione che fonde kraut, ambient, psichedelia, free jazz e rumorismo in estese jam torrenziali e Haino è un uno dei massimi esperti in materia: inarrivabile nella sua indomita ricerca di strappare significati dall’irripetibilità dell’attimo e indimenticabili le jam psycho massimaliste dei Fushitsusha, come sono da ricordare le attuali scorribande del trio impro-rock Nazoranai assieme a Stephen O’Malley e Oren Ambarchi. Tuttavia mentre disco in studio viveva di momenti alterni, dove ottime progressioni psichedeliche e nervose sferzate di classe si alternavano a momenti molto meno convincenti e a volte al limite dell’inconcludenza, dal vivo invece le cose funzionano perfettamente: gli spazi sono meglio riempiti e le idee fluiscono efficaci con un invadibile assortimento di soluzioni.
Due titoli che racchiudono in realtà quattro live session dalla tensione esplosiva, mostrando un’ottima gestione dei chiaro scuri e un suono carico di attriti psicologici, dove la chitarra lancinante e la vocalità rocambolesca di Haino sono fondamentali nel disegnare sbavature angoscianti.
L’incipit di Into A Trap Surely So Elaborately Laid Air Has Entered And A Splendid, Beautiful Monster Now Swims richiama le storture della nowwave chicagoana e apre a una tribalità martellante che diventa sempre più nevrotica e ossessiva fino a implodere; mentre la seconda sessione è immersa in una melma ritual noise che ingrossa lentamente, dove il frastuono tende corde nervose per poi rilasciarsi in distensioni kraute dalla temperatura discordante, un percorso con un climax urlato ad accentuarne la nevrosi. Excess ÷ [Analysis / Courage] = è un incastro di fiati stridenti, cordature oblique e scatti elettronici, inizio di convulsioni e strappi come un gioco lacerante che scaglia pietre su lentezze scure per costruire una cosmicità inquieta e preoccupante; un brano estenuante consumato nella sua stessa reiterazione fino a prosciugarne il movimento. E l’ultimo assalto chiude i giochi stagliandosi su un tappeto espressionista deformato e drammatico, un quadro post modernista di funk deviato che deraglia nella catarsi del caos cosmico senza alcuna pietà. Semplicemente ottimo.

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