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Kevin Devine – Brother’s Blood (Arctic Rodeo, 2009)

Secondo disco Arctic Rodeo che mi capita fra mani ed orecchie e l'impressione è che si sia sintonizzata su gente più o meno conosciuta del giro hardcore e post-core che si è votata al rock mainstream o fm, in questo senso Kevin Devine non è un'eccezione, semmai una conferma. Ho visto un live di mr. Devine parecchi anni fa in Belgio, ne conservo un ricordo incolore cosa che invece il disco smentisce, anzi diciamo che se il mio ricordo non è viziato dal rallentamento cellulare e da una fine di benzina neuronale allora sì può tranquillamente dire che da quel live Devine ha fatto passi da gigante.
Allo stato attuale delle cose Devine è diventato un buon cantautore, forse un po' troppo clone ma bravo. A tratti più che di clone parlerei di vero e proprio replicante di Eliott Smith… ok è dura raggiungere i livelli toccati da quel poveraccio, ma se non fosse per questo imbarazzante parallelo direi che il buon Kevin se la cava piuttosto bene e se siete amanti del genere ne converrete. Cantautorato folk-pop americano, di quello standartdizzato nel suono e negli arrangiamenti, sia sulle tracce più asciutte che su quelle più rock. Oltre a Smith potete star pur certi che c'è molto cantautorato americano da Simon and Garfunkel, Roy Orbison, e persino qualche folata di Bacharach nei momenti più acustici (con Costello) e poi un po' di quell'indie rock da film americano per adolescenti. In definitiva Brother's Blood suona come deve suonare, bella voce, ottima produzione (credo che lo abbia aiutato parecchio), canzoni piacevoli e lavoro mainstream fatto e finito, dubito che Devine potrà farci dei gran soldoni però è quasi pronto. Il disco è stato registrato a Brooklyn e dire che una volta da quelle parti al più invece che di Brother's Blood sentivi parlare di United Blood, ma che volete farci "time flyes!". Consigliato giusto agli appassionati del genere.

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