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Kapalika – A Pop Calipso/Lounge Enfer (Vintage Pharmakon, 2011)

Dopo anni passati a tessere in solitudine le fila sonore del culto della Kapalika, Federico Esposito (Ur, Heartside) esce allo scoperto con quello che è solo uno tra i suoi progetti solisti, e lo fa con un disco dall'atmosfera e dai suoni particolari. Niente power noise imbastardito con il kraut stavolta, e neppure hardcore, ma una musica letteralmente costruita e cesellata con mille campioni, suoni e umori, dall'impatto diretto e contemporaneamente sempre nuova ogni volta che la si mette nel lettore. Durante l'ascolto di A Pop Calipso ci ritrova come in un lungo sogno sottilmente inquietante che lambisce appena l'incubo, come se attraverso una colonna sonora anni '70 il film dell'orrore si evolvesse in un eterno fluttuare in attesa del colpo di scena, puntualmente disatteso. Il labirinto di campioni di strumenti e suoni produce brani che potrebbero essere a tutti gli effetti riprodotti da una formazione in carne, ossa ed LSD; il lavoro di taglia e cuci è notevole e oltre a mostrare voracità negli ascolti fa pensare anche ad una pratica certosina di composizione delle musiche, perché sebbene il tutto sia mosso dal motore della pura emotività, l'accostamento di bassi, batterie, trombe, voci, campanellini e quant'altro suona in maniera molto uniforme. Il disco si compone anche di Lounge Enfer, un secondo CD, questa volta in formato 3", che contiene una sorta di estratto accelerato di A Pop Calipso: qui il delirio si fa più corposo e rutilante senza lasciare un attimo di requie. Entrate anche voi nel culto.

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