June – Happy Boys Cry Loud (Here I Stay, 2007)

La Here I Stay è l’etichetta sarda che qualche tempo fa aveva fatto uscire i Plasma Expander in collaborazione con Wallace, un buon gruppo post-rock/math che a tratti mi ricordava i Golden (l’altro gruppo del chitarrista dei Trans Am). I June riconfermano la vena marcatamente melodica dell’etichetta ma se i conterranei Plasma Expander la giocano sul tiro e sul rock, i secondi giocano sulla melodia pop conclamata. Il gruppo di Cagliari è più che mai figlio della perfida Albione tanto che forse viene anche facile paragonarli ai Belle and Sebastian, il fatto è che volente o nolente ci assomigliano davvero tanto. Il punto è che credo che non glie ne possa fregar di meno di essere originali o sperimentali, hanno delle coordinate musicali e cercano di seguirle facendo un buon lavoro di maniera e a sentire il disco penso sia evidente che ci riescano, anche perché di certo è studiato, eseguito e registrato perfettamente. Non mi stupirei se oltre ai dischi del gruppo di Glasgow i June avessero in casa gli stessi dischi anni ’60 che hanno infiammato Stuart Murdoch e Stuart David una decina di anni fa. Suona banale se parlo anche dei Beatles? Eppure è difficile non usarli come paragone parlando di musica del genere e pur non essendo io un fan degli “scarrafoni” credo che ci siano pochi dubbi sulla loro capacità di scrivere pezzi… poi Yoko e Mark David Chapman, per fortuna, hanno buttato benzina sul fuoco facendolo bruciare in eterno (ah… dimenticavo, come ricorda King Buzzo: “anche Paul McCartney una volta è morto, però i Beatles hanno continuato a suonare con un manichino”). Ritornando ai June, come avrete capito vanno di cantautorato morbidissimo, chitarre acustiche, cristalline, voci sottili e coretti leggeri del tipo “che piacciono tanto alla vostra fidanzata”, anche quando entrano le distorsioni e per fortuna hanno anche dei pezzi parecchio andanti, lo fanno in modo molto soffice, come credo che vada fatto per recuperare lo stile degli anni che furono. In vena di vintage oltretutto recuperano organi, tastiere e soprattutto arrangiamenti studiati a dovere, anzi direi che il punto di forza di un gruppo del genere stia proprio nel fatto che nel rifarsi ad un suono, giochi molto sull’arrangiamento. Maximum pop, se siete fan dei gruppi che ho menzionato potreste apprezzare.

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