Jon Rune Strøm Quintet – Fragments (Clean Feed, 2018)

Molto particolare la scelta del norvegese Jon Rune Strøm, già attivo negli interessanti Friends And Neighbors e Universal Indians, nonché membro della travolgente Large Unit di Paal Nilssen-Love, che da leader non si accontenta di far girare le composizione attorno al proprio strumento, ma decide di smezzare parimenti le forze, chiamando, sempre al contrabbasso e basso elettrico, Christian Meaas Svendsen, per un ensamble che lavora doppiamente attorno ai suoni delle corde grosse. A completare la formazione Andreas Wildhagen alla batteria, molto efficace sia nelle sue incursioni improvvisative che a sostegno delle strutture, il trombettista Thomas Johansson e André Roligheten al sax tenore, che con intelligenza spingono a riempire lo spettro sonoro delle frequenze alte.
Un disco, questo Fragments, con un baricentro bassistico di grande fisicità e intensità, a volte a costruire duetti graffianti, su cui pero l’ensamble si muove con grande agilità, completandosi, grazie alle indiscusse capacità dei musicisti coinvolti. Partendo dai cardini del free jazz e lavorando con un approccio creativamente libero, il quintetto riesce coinvolgente nei momenti di assolo individuali che si muovono attorno implacature strutturali fatte di continue sovrapposizioni e aperture, innestando incisive latenze avant, con un’attenzione compositiva che riesce a dare il giusto peso sia ai raccordi tematici d’insieme che alle esplosioni delle improvvisazioni libere di gruppo. Merito di una scrittura che sa bene come modernizzare la tradizione, inserendo quelli slanci innovativi che rendono il tutto più fresco e attuale, forzando i confini del semplice genere di riferimento senza mai essere inesseziale. Basterebbe soffermarsi sulla title track per apprezzare la capacità di amalgamare le differenti componenti con brillante disinvoltura e gusto. Una traccia che sa giocare in modo free con le tematiche di fondo per poi implodere in una stasi tesissima che prelude a uno degli assalti più travolgenti del disco. Tecniche che in parte riprendono alcune metodologie post math di tempo fa, ma qui pronunciate con una timbrica che le esprime ancora in tutta la loro potenza. Il consiglio però è quello di ascoltare per intero Fragments in modo da gustare pienamente le notevoli qualità di questo piccolo gioiellino di free jazz contemporaneo.

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