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Illachime Quartet – Sales (Zeit/Lizard, 2012)

Tornano gli Illachime Quartet con Sales, disco di remix e rielaborazioni varie da brani estratti dai loro due dischi e da compilation: un modo per celebrare i dieci anni di attività. Già dal titolo si intuisce che non solo di passato si parla, e infatti prima di dare spazio ai remix il disco parte con un pezzo nuovo, ritmato e progressivo a base di chitarra, batteria, elettronica e violoncello: un ottimo inizio, affascinante e tortuoso. Il primo remix è una ottima manipolazione di Terminali Source in salsa dub ad opera dei due napoletani Black Era, arricchita e non di poco dal contributo della tromba di Rhys Chatham; Greg Nielsen degli Iceburn spara il suo sax sulla rielaborazione di Cortile In Mockba, che suona come un incubo metropolitano di jazz obliquo, mentre SchneiderTM intreccia una versione proto danzereccia di Ballrooms, lasciando bene in evidenza la voce di Graham Lewis. Non conoscevo i due pompeiani Matter, che qui si dedicano ad una bella resa ambient di Bottom Sea Engines scura e spettrale, in piena zona illbient/isolazionista; Philippe Petit mescola il piano di Terminali Destination con effetti ed echi per uno straniante carillion incantato, mentre i Retina.it prendono Pale Fire e la virano in una fredda e spietata techno. Domenico Sciajno pesca invece da Cluster per comporre un vortice di suoni in odore di musica contemporanea che si apre in un jazz con batteria drum n’ bass nel finale; la voce di Pierpaolo Pasolini fa capolino nel remix di Flying Home dei Ferc, dove suona lo stesso Elvetico assieme alla cantante Rossella Cangini: i due mescolano piglio tecnologico ossessivo alla Underworld con il cantato e il recitato, per un risultato interessante e molto virato ai novanta. Pippo Barresi riporta ad un suono più rock lasciando all’inizio dialogare a distanza piano e chitarra, per poi fare collidere il tutto in crescendo che cala in una ambient sconnessa, niente a che vedere con l’idea che dà il titolo originale Monopolio Della Noia; Emanuele Errante lavora invece su High Noon Electronic con un piglio da colonna sonora elettronica davvero convincente, mentre chiude Mark Stewart rielaborando Discentro in modo disturbante ed ossessivo. Materia nei brani degli Illachime Quartet ce n’è tanta, per cui un numero nutrito di così abili manipolatori ha avuto gioco facile nel creare composizioni curate e dinteressanti; disco vario e troppo lungo che rischia di fare calare l’attenzione, ma che contiene molta buona musica.

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