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Il Disagio – Il Prezzo Dell’Anima (Hanged Man, 2010)

Cosa si può ancora chiedere a un genere come l'hardcore, quello nudo e crudo, con al massimo qualche traccia di melodia sommersa dai battiti a 100 all'ora? Forse solo di essere onesto, violento e incurante delle mode del momento, musica da combattimento, insomma. Che la proposta dei cagliaritani Il Disagio, rocciosi e ruvidi come l'isola che li ha generati, risponda perfettamente a questi parametri è indubbio fin dal primo ascolto. Hardcoraccio di stampo inglese mid '80 con qualche venatura oi-core come potevano averle i campioni del New York sound dei tempi belli e una voce cosi rauca che, di primo acchito, spingerebbe a consigliare un buon laringoiatra, i nostri si dividono fra testi espressamente politici (Child Soldier, Cops) e altri che mettono in evidenza maggiori sfaccettature, intersecando il piano sociale con quello personale: hardcore positivo ma non astratto. Eppure, benché la materia sonora sia omogenea, non tutte le canzoni sono di uguale qualità: discrete ma non indimenticabili quelle in inglese (a parte la già citata Cops), un po' troppo uniformi nella loro cieca brutalità, ottime quelle in italiano, dove la metrica migliore fa emergere uno stile anthemico imprescindibile per il genere, che fa letteralmente esplodere i pezzi. Si sentano la title track o Matrice Individualista, che vi entrano in testa al primo coro e già al secondo siete davanti allo specchio con dito puntato e una spazzola a per capelli a mo' di microfono. Se per scelta o per caso questi brani siano tutti in coda al disco non lo sappiamo, fatto sta che ci regalano un‘opera che chiude in crescendo. Speriamo sia questa la strada percorsa in futuro.

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