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Il Cielo Di Bagdad – Export For Malinconique (Recbedroom, 2008)

Il titolo dell'album chiarisce immediatamente il concetto, il perno su cui ruota il disco, il centro di gravità permanente, la pietra angolare su cui poggiano i nove pezzi dell'album è la malinconia. Malinconia che si esprime sostanzialmente sotto forma di melodie gentili e a tratti barocche, suoni rotondi e pieni: wurlitzer, glockenspiel e piano elettrico compaiono in più di un pezzo a caratterizzarne l'umore principale. Mai sopra le righe ed educatamente ordinato, cinematico e sognante, Export For Malinconique segue nel dettaglio le linee guida dettate più di un decennio fa da Mogwai e Sigur Ros, meno elettrico dei primi e più elettronico dei secondi, e in ciò è una garanzia di fedeltà: momenti di quiete e pacate esplosioni si susseguono in quantità paritarie. Data la materia di partenza diventa difficile riuscire a dire qualcosa di originale, ma è un problema che Il Cielo Di Bagdad sembra non porsi minimamente, preferendo piuttosto lavorare di cesello una forma già ampiamente definita (con buoni risultati peraltro: suoni, arrangiamenti e strutture dei pezzi rivelano una gran professionalità), riuscendo a rimodellare il tutto in senso decisamente pop (vedi anche il minutaggio contenuto dei brani). Se fossero letteratura probabilmente sarebbero Andrea De Carlo o Alessandro Baricco.

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