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Il buio ai margini di Drive-In: il ritorno degli ’80s italiani.

"Siamo arrivati così ai tanto vituperati Eighties, per l'inevitabile "revival" dei quali bisognerà forse attendere il giro di boa del millennio".
Così scriveva Federico Guglielmi in un articolo sul "rock italiano" su un inserto speciale di "Rumore" dedicato al crescente mercato delle ristampe in cd: nonostante già all'epoca fosse più o meno una giungla che vedeva già alcuni generi (due esempi non casuali: il garage e il reggae) incontrollabili e impossibili da seguire al 100%, dubito fortemente che lui e gli altri giornalisti coinvolti avessero una vaga idea di cosa sarebbe diventata quella fetta di mercato negli anni successivi…
Sono passati esattamente dieci anni da quell'articolo e chi come me ha vissuto quel decennio solo di striscio può rigirarsi fra le mani non pochi dischi più o meno mitizzati nel corso degli anni, se non addirittura mai realizzati; decisamente una grande soddisfazione per chi come me nel frattempo non ha mai smesso di dar loro la caccia, frugando tra bancarelle e negozi dell'usato che finiscono per vederti come parte integrante dell'arredamento, polverosi robivecchi ignari di cosa giacesse tra un I Grandi Successi Di Mario Del Monaco  e le tette abbronzate che fanno capolino dall'ennesima Raccolta N° di Fausto Papetti, fiere del disco dove sgomitare tra azzimati collezionisti di Elvis e Claudio Villa (avete mai notato quanti sono? cazzo, passi per il Reuccio de Roma, ma avete mai provato a rendervi conto dell'impatto che deve aver avuto Elvis sulla generazione del dopoguerra, dato che ha ancora così tanti devoti che comprano TUTTO quello che ha a che fare con lui?), e gli scaffali dei fratelli e/o sorelle maggiori degli amici che "minchia, loro erano andati a vedere i Litfiba coi Neon a Punta Vagno -N.B. per i non liguri: tipo il punto zero della new wave italiana in Liguria- e si erano comprati alla bancarella i loro 12" e si erano pure fatti fare gli autografi!".
A questo punto però la domanda sorge spontanea: perchè questa pioggia di ristampe? perchè proprio adesso?

Beh, personalmente ho diverse ipotesi:

1. Per la prima volta c'è un mercato per queste cose.
Il fatto che "Rumore" abbia dedicato ben quattro degli ultimi libretti annuali alla musica italiana è stato certamente un primo e significativo segnale, soprattutto tenendo conto che uno di essi, Mamma Dammi la Benza di Luca Frazzi (non nuovo al lavoro di ricostruzioni storiche, se vi ricordate "Bassa Fedeltà"), è diventato un lungo documentario trasmesso da Jimmy, una delle reti irradiate da Sky (a quando però un'uscita in dvd?), ed è stato proiettato durante alcuni festival musicali e/o cinematografici.
Bisogna tener conto che finora (esclusi rarissimi instant book uscita all'epoca che non ho mai potuto toccare con mano: penso solo al libretto distribuito dalla Toast -storica casa discografica anni '80- fatto solo di foto di gruppi della scena milanese) non è che le informazioni riguardo a quegli anni abbondassero: un enciclopedia del rock italiano purtroppo non in mio possesso edita da Arcana (costava troppo per le mie magre finanze all'epoca, dopodichè è andata allegramente fuori catalogo…), e Nuovo Rock Italiano, purtroppo in mio possesso, che tratta molti gruppi di quegli anni con sufficenza se non disprezzo
Con quei libretti invece salta fuori di tutto, visto peraltro con occhio critico ma senza "snobismi" di sorta, e si comincia probabilmente a far luce su un mondo fino ad allora praticamente ignorato…beh, a dire il vero non del tutto dimenticato: nei giri "giusti" da sempre i vinili di quel periodo girano a prezzi da usura, che peraltro sembrano non aver mai scoraggiato eventuali acquirenti (ho cominciato a redermi conto di tutto ciò dopo aver visto a fine anni '90 un elegante signore in giacca e cravatta sborsare 50000 lire per il 7" dei Rough  Torino è la mia città, pietra miliare dell'oi! italiano)
L'uscita poi di due tomi dedicati a due delle città simbolo del rock italiano anni '80, cioè Firenze e Bologna, il fatto che quest'ultima sia stata teatro di due film ambientati in quel '77 che parecchi significati ha avuto sia politicamente che musicalmente (ovvero Paz e Lavorare Con Lentezza), con conseguente colonne sonore "a tema", non fa che accendere indubbiamente la curiosità di chi non c'era…
Curiosità che ovviamente trova trova indicazioni precise nei tanti inserti dedicati a riscoperte musicali presenti nelle riviste specializzate ("Jukebox All'Idrogeno" per Blow Up, "Retropolis" per Rumore e "Classic Rock" per Mucchio Selvaggio, che peraltro quand'era settimanale nello spazio "Fuori Dal Mucchio" aveva una pagina fissa dedicata ad un gruppo o cantautore storico), che mai hanno dedicato così tanto spazio alle vicende del rock italiano.
E il fenomeno non tocca solo gli anni '80, come si intuisce dall'emergere di libri dedicati alla scena musicale dello scorso decennio,anche se personalmente faccio ancora fatica a giudicare "storiche" le vicende dell'altroieri…

2. New wave revival: e noi?
Ovvero: in tutto il mondo si assiste alla riscoperta delle proprie scene punk/new wave autoctone (penso ad esempio alla serie di ristampe avvenute in Francia per i leggendari Metal Urbain e gruppi conseguenti), quindi era inevitabile che anche in Italia avvenisse ciò.
Oddio, forse questo è un motivo un pò tirato per i capelli e forse sto esagerando, ma dopotutto come non spiegare un fenomeno come quello sorto intorno alla riscoperta di quel capolavoro che è Sick Soundtrack dei Gaznevada, o l'interesse della crema dei dj italiani per la raccolta Confuzed Disco, se non in un ottica di "pure noi eravamo avanti, e queste sono le prove".
E poi (ma questa forse è solo un eccesso di ingenuità) penso che ci sia anche una fetta di pubblico a cui per anni è stato inculcato che gli unici anni '80 italiani erano quelli che andavano in classifica (per cui sia assisteva nei tardi '90 alla riabilitazione di qualsiasi cosa fosse di quegli anni: ricordo con raccapriccio un tributo a Donatella Rettore, che pure con tutta la simpatia che mi suscita non riesco proprio a inquadrare ne come punk/new wave, se non in base ai peggiori luoghi comuni, ne soprattutto come un modello musicale da seguire e a cui rendere omaggio), e che magari dopo essersi sorbiti di tutto, dai Righeira ai Matia Bazar di "Vacanze Romane" fino alle produzioni di Claudio Cecchetto, han deciso di andare a caccia del vero underground di quegli anni.
Insomma, il passaggio dalla fase "minchia, è troppo trash,fa troppo ridere!", in cui la musica italiana anni '80 era buttata in un calderone del "musica per farsi quattro risate" assieme alle sigle dei cartoni animati e a qualche crosta disco music, alla fase "vediamo cosa ascoltavano REALMENTE gli appassionati di rock (ok, termine che in questo articolo finisce per risultare assai generico dato che parlerò di gruppi diversissimi tra loro: concedetemi qui un termine più vago, anche in omaggio alla trasversalità di ascolti che in quegli anni sembrava regnare, complice anche un mercato discografico più "ristretto" rispetto a oggi) in quegli anni".
Ok, ci credo poco anch'io, ma è bello credere che qualcuno abbia fatto realmente un percorso simile…

3. Il solito motivo dietro alla crescita incontrollata del mercato discografico degli ultimi 10 anni: far cd costa meno, quindi il rischio diminuisce.
Questo è quasi ovvio: chi all'epoca bazzicava la scena musicale come musicista, produttore, discografico o semplice fan vedeva un mondo in cui stampare un disco costava parecchio e distribuirlo era un'impresa non indifferente.
Oggi, non è più così, e credo che chiunque abbia già letto fin troppi articoli sull'argomento (basta!!!!): quello che mi preme è sottolineare che una volta ottenute le licenze da chi in quei dischi ci ha suonato ristamparli è uno scherzo, e i programmi per lavorare sui suoni (a dire il vero talvolta già in partenza non eccelsi) sono decisamente alla portata di tutti.
E poi l'abbassamento dei costi di produzione permette anche di investire qualche euro in più nella cura del prodotto: quindi ecco dvd (Not Moving, Diaframma),confezioni di lusso (Pankow e Neon), tracce per il computer (Skiantos) e più in generale libretti spesso curatissimi con introduzioni a cura di giornalisti e altri musicisti e foto d'epoca.

Quali le conseguenze di questa situazione?
Beh, adesso come adesso è soprattutto uno sfizio, un modo per riempire gli ascolti in un momento in cui la scena indie nazionale viaggia tra alti e bassi: in un momento in cui tanti gruppi sembrano seguire passivamente i trend del momento (ri)ascoltare quei gruppi significa ritrovare un notevole entusiasmo, una volontà di far sentire la propria voce in un contesto nuovo (non solo italiano, dato l'interesse suscitato all'estero da molte delle band in oggetto), una sana incoscenza che spingeva verso territori nuovi, a rischio
Ma poi? Forse è un pò presto per dirlo, ma chissà che non si assista al sorgere di una scena dance debitrice delle intuizioni della Italian Records, o di una scena garage-punk più vicina ai Not Moving che ai gruppi della Crypt, o magari sentire un gruppo punk-funk dedicarsi a una cover dei Gaznevada piuttosto che ad una dei Talking Heads: si diffonderebbe così un fenomeno che ha avuto luogo purtroppo solo riguardo al binomio Litfiba-C.C.C.P. che in troppi si ostinano a definire il meglio degli anni '80 e che continua a far danni fra band più o meno famose (chi ha detto Offlaga Disco Pax?).

Ma quali sono state quelle uscite che nell'ultimo anno mi hanno spinto a scrivere questa roba?
Dato che da ste parti (intendo Sodapop) il buon vecchio h.c. italiano trova discreto seguito, parto dall'immenso Cronache del Videotopo degli I Refuse It!, che (tanto per togliermi subito l'inevitabile frase fatta) vedeva tra le sue fila le due future star del ragga italiano Il Generale e Ludus Pinski. Beh, se vi piaciono i Locust e la roba su GSL, se pensate che suonare a metà tra i Dead Kennedys e gli Area sia impossibile, e soprattutto se non avete voglia di mollare non poche carte da dieci euri per impadronirvi dei vinili (e/o delle cassette) originali DOVETE metter le mani su questo cd, tanto più che il marchio Wide, etichetta/distribuzione fondata da uno di loro, rende il cd reperibile ovunque. Il libretto traccia una storia del gruppo scarna ed essenziale, assieme a qualche bella foto e (come nella tradizione del miglior h.c. italiano) ai testi: proprio questi ultimi sono poi una delle sorprese che più mi hanno colpito, lontani mille miglia da banalità e frasi fatte, in un modo che verrebbe quasi da definire "zappiano" (altro che Elio & C.!!!E comunque molto prima del loro 12" natalizio gli I Refuse It! avevano in scaletta un rifacimento di "Mira il Tuo Popolo"), e che in un certo senso rendono la band l'anello mancante tra il primo violento "demenziale" degli Skiantos e il sarcasmo dei Laghetto.
E poi ci sono non poche sfumature che rendono il gruppo imperdibile, come l'osare strutture molto più complesse dell' "assalto frontale" dell'hardcore (penso soprattutto a "M" e a "Questo é l'Inferno…Questa è Eleusi") o l'uso di lingue improbabili (il russo in "Chocu Umeret") o palesemente  inventate (come nell'impagabile "Hit'n'Run Attack"); insomma, spero che stiate capendo perchè questo cd è una presenza ormai quasi fissa sul mio stereo!
Certo, un incontentabile come me avrebbe preferito veder inserite le tante cover beat/psichedeliche che i nostri suonavano dal vivo (cazzo, facevano "Atto Di Forza Numero Dieci"! Se non avete mai sentito l'originale non avete idea di quanto fosse fuori di testa, è una storia di violenza tra bande rivali di motociclisti e immagino che nell'Italia dei '60 deve aver fatto non poco scalpore), ma la presenza di un inedito e soprattutto il notevole lavoro di pulizia sulle tracce eseguito dal prode Ludus Pinski ricompensa della mancanza.
Restare a Firenze è un obbligo, data l'uscita di un box che finalmente rende nuovamente disponibili i primi quattro lp della miglior band elettronica che questo paese abbia mai prodotto: signore e signori, i Pankow.
Dato che a volte sono un pò stronzo, inizio subito elencando i difetti: il minicd (che mi si dice già incluso nella versione limitata -copertina in marmo, e vediamo chi ha fatto di meglio in fatto di stile in Italia…- di Gisela) è un pò poco e personalmente avrei voluto fosse rimpolpato dal 12" "Remember Me" o dai due pezzi dal vivo inclusi in una vecchia raccolta Contempo (l'ottima Contemporary '91,documentazione di un festival che vide pure la presenza dei leggendari Clock DVA: dove cazzo sono finiti? perchè nessuno sembra interessarsi più a loro? possibile che i vari Wire, Mojo e Uncut non si vogliano decidere a lanciare la riscoperta di uno dei più grandi gruppi del giro industrial inglese?), o magari la lunga "Walpurgisnacht" uscita ai tempi per Minus Habens; e poi se è vero che la versione presente (differente mixaggio e ordine dei pezzi) di True Hunde è probabilmente più vicina alle intenzioni originarie è pur vero che chi non ha mai ascoltato la versione effettivamente uscita all'epoca non può non togliersi la curiosità di sapere come suonasse.
Tolti questi sassolini dalla scarpa, l'unica cosa che può tenere lontano dal box un fan di ogni tipo di musica elettronica è giusto il prezzo, perchè qui c'è un pezzo di storia del genere, in quasi ogni sua sfumatura.
Per chi non conoscesse i dischi inclusi (pazzi!!!) il box parte con Freiheit Fur Die Sklaven, un esordio spettacolare arricchito dalla produzione di Adrian Sherwood, con un paio di cover che danno la misura dell'apertura mentale del gruppo (Prince e il tema di Eraserhead di Lynch).
Gisela (probabilmente il loro massimo risultato) è un seguito più duro e implacabile e presenta il mini successo "Me And My Ding Dong" e l'inno "Let Me Be Stalin", Omne Animal Triste Post Coitum è un live celebrativo di una tourneè passata tra Europa (in entrambi i lati della cortina di ferro: occhio a "Let Me Be Stalin" dal vivo a Rostock!) e Stati Uniti, mentre "True Hunde" è un capitolo finale forse non così pessimo come raccontato all'epoca anche se certamente non regge il confronto con i suoi predecessori.
E come non parlare del libretto, enorme e ricco di fotografie, del fatto che tutti i cd sono in raffinati digipack con le originali, e ancora disturbanti copertine (e anche quella del box…insomma…)
Mentre scrivo queste righe "Last Song" risuona nella stanza, e per un attimo mi vien da pensare ai Nine Inch Nails più lirici, ma poi mi ricordo che il disco è del '92, quando Trent Reznor era ancora lontano dalle raffinatezze di The Downard Spiral e magari sul suo giradischi girava l'edizione Wax Trax dei dischi del gruppo fiorentino…
Fatelo vostro e sbattendovi tra negozi e bancarelle mettetegli affianco Wodka, Erdbeeren Und Weitere Katastrophen, che tra brani tratti da singoli ed e.p. e una discreta dose di inediti permette di avere una visione quasi completa del gruppo.

Stessa città, stessa area sonora, differenti risultati ma stessa irreperibilità cronica dei loro dischi: chi ha detto Neon?
Pure loro son gratificati da un bel box, d'altronde è opera della stessa casa discografica, la Contempo, e stessa alta qualità: i sei singoli e 12" e il loro unico parto sulla lugna distanza sono riprodotti fedelmente in digipack (con tanto di copertine gatefold e di riproduzione delle buste interne, ovviamente quando necessario), con una modalità che ricorda il lavoro fatto tempo fa per i primi singoli dei Killing Joke; peccato però che il libretto -pur contenendo i testi e belle foto d'epoca- non fornisca almeno basilare storia del gruppo, utile per chi non ha vissuto quegli anni (o non è un lettore abituale di riviste musicali nazionali, che subito hanno giustamente celebrato l'uscita del box con monografie accurate) e soprattutto rimane un pò l'amaro in bocca per l'assenza della trilogia di e.p. Crimes of Passion, che spero rivedano la luce in futuro, magari con qualche traccia live…
Qui l'ambito d'azione è più vicino a certa elettronica inglese a cavallo tra i 70 e gli 80, quella per intenderci dell'unico singolo di The Normal, The Bridge di Thomas Leer & Robert Rental o i primissimi Human League (vorrebbe quasi da trovare similitudini con quanto da questi ultimi prodotto a nome The Future, non fosse che solo in tempi recenti sono stati stampati quegli storici nastri); elettronica che però a partire dal secondo e.p. Tapes Of Darkness sarà contaminata da chitarre violentissime e da una batteria vera e propria, portanfo il gruppo verso quegli stessi territori battuti dai DAF di Die Kleine Und Die Bosen, mentre il successivo e.p. Obsession sembra portare il gruppo verso certa new wave "tastierata" (diciamo quei Sounds venerati anche e soprattutto dai loro concittadini Litfiba), anche se personalmente mi chiedo perchè tra quarti della scaletta siano occupati da rifacimenti degli e.p. precedenti: comunque lo spostamento verso il rock li fa sembrare quasi un altro gruppo, in quello che è probabilmente il loro momento più violento.
I due singoli successivi ("My Blues Is You" e "Dark Age") vedono poi un ritorno all'elettronica, peraltro molto ballabile (in realtà tutto il box è ballabilissimo: se fate i dj per passione o per mestiere questo è un acquisto OBBLIGATORIO), e le canzoni sono probabilmente le migliori del loro repertorio.
Queste due canzoni entrano poi a far parte di quello che finirà per essere il loro unico lp, Rituals, e nell'occasione vengono riarrangiate secondo il mood imperante nel disco: una new wave epica, moderatamente elettronica, in cui la voce e la chitarra hanno molto più peso delle tastiere, con qualche curioso aggancio con quello che contemporaneamente stavano facendo nella stessa città i già citati Litfiba (o meglio, bisognerebbe chiedersi quanta influenza abbiano avuto i Neon su Pelù e Renzulli, soprattutto tenendo conto che Ritual è contemporaneo di Desaparecido).Avessi ascoltato il disco all'epoca forse lo avrei trovato datato (allo stesso modo in cui oggi troverei datato un gruppo che fa post-rock alla Mogwai o indie alla Pavement) rispetto a quello che usciva all'estero nello stesso periodo, ma la distanza temporale me lo rende piacevolmente "classico", e poco altro importa. Sulla stessa linea d'onda prosegue il 12" "Red Light"/"Sister Shadow", ultima testimonianza riportata nel box (ma come ho scritto sopra c'è dell'altro…), ennesimo esempio del loro nuovo stile, sempre più vicino al rock (vi avevo detto che su Rituals c'è una cover di Hendrix?).
Qua e la, negli ultimi anni, i Neon hanno fatto degli sporadici concerti di reunion, speriamo che questa riscoperta li spinga ad uscire nuovamente allo scoperto.
Ma se si parla di Firenze la memoria corre subito ad uno dei gruppi più celebrati di quegli anni, i grandi Diaframma del poeta-chitarrista Federico Fiumani: la Self ha appena fatto uscire un elegante nuova versione dei primi tre dischi e della raccolta Albori, a sua volta verione completa di quel 8183 che occhieggiava obbligatoriamente nelle case di ogni buon fan italiano della new wave più elettrica; qui ai demo è stato aggiunto un breve ma significativo dvd contenente il video di "Altrove" e tre più o meno brevi filmati dal vivo, due di quel 1983 che aveva visto l'uscita dell'e.p. Altrove e uno relativo ad una reunion di 10 anni dopo: occhio all'ultimo , che oltre ad essere il meglio registrato tra i due d'epoca testimonia l'esordio dal vivo di Miro Sassolini, e chi è cresciuto con Siberia nel cuore sappia che ci sono già in scaletta anticipazioni di quella pietra miliare della musica italiana.Peccato che il libretto presenti solo i testi e nulla più, dato che nei due dischi sopra citati le note di copertina di Giancarlo Susanna (ottime per contestualizzare quelle canzoni nella loro epoca) e soprattutto dello stesso Fiumani (brevi e sofferte, corollario perfetto alla malinconia di quei testi) erano fondamentali. Anche le altre ristampe sono fornite di filmati più o meno inediti (i video dell'epoca, interviste e brani dal vivo), anchese si resta perplessi difronte a Boxe: nulla da dire per lo splendido disco originale, ma trovo assurda la presenza del video di "Gennaio" a fronte dell'assenza della canzone in scaletta…dobbiamo aspettarci la ristampa di Da Siberia Al Prossimo Weekend? Ma che senso avrebbe ora che quasi tutto è di nuovo disponibile?
Piuttosto a quando un ritorno nei negozi dell'oggi introvabile Live And Unrealized, e magari pure del disco dei Soul Hunters dell'ex cantante Vannini?
Se mi faccio tanti scrupoli è solo per l'amore incondizionato che ho per questa band, e non devo essere il solo se si è arrivati a concepire un operazione come questa, unica nella scena musicale italiana.
A questo punto per dare un ritratto completo di quella scena che animò Firenze  mancano giusto i N.O.I.A., dei quali però la Ersatz Audio (l'edichetta degli Adult., non so se mi spiego!) ha già fatto uscire un paio di anni fa una bella raccolta di inediti; la loro discografia vera e propria dovrebbe essere in programma da parte di quella Astroman che ha contribuito ad alzare il livello delle ristampe italiane con l'epocale Sick Soundtrack dei Gaznevada, e che lo scorso anno ha fatto il punto della carriera solista di Freak Antoni con il cd L'Incontenibile Freak Antoni (quasi ristampa dell'omonimo box di 7" uscito negli anni ruggenti della new wave italiana: in più c'è roba da dischi incisi negli ultimi anni), a cui si affianca ovviamente la ristampa dei dischi Cramps degli Skiantos completata da L'Atlantide, con a margine ottime bonus tracks, meno purtroppo quel Inascoltabile i cui diritti sono della già citata Astroman, che ne ha in programma da tempo una attesa ristampa.
Già che son finito in territorio Cramps (della quale ormai è reperibile quasi tutto sia in eleganti digipack rispettosi delle grafiche originali e spesso a prezzi contenuti che -grazie alla Akarma- in sfiziose versioni in vinile), mi sovviene che di sti tempi circola ad un prezzo più contenuto rispetto all'effettiva uscita di un paio d'anni fa la ristampa (in un bel digipack purtroppo privo di una qualsiasi nota esplicativa:uff…) di W.W.3" dei Kaos Rock: qualche pezzo suona non poco ingenuo, ma il tutto è riscattato dalla notevole grinta del gruppo milanese, nel quale militava il chitarrista Luigi Schiavone, poi complice musicale di Enrico Ruggeri.E loro compagni d'etichetta erano i genovesi Dirty Actions, che l'anno scorso han frugato negli archivi per tirar fuori un doppio cd che ricostruisce la storia di un gruppo ricordato finora per un 7" d'epoca e un 10" postumo: chi è di Genova (come -ehm…più o meno…- il sottoscritto) farà conoscenza grazie al ricco libretto allegato con la scena cittadina dei primissimi anni 80, la stagione del circolo Psycho nei vicoli e dei concerti di Siouxie e XTC, ma pure di fanzine e fumetti e performance teatrali provocatorie; musicalmente poi i due cd rendono finalmente palese l'abilità di un gruppo che le cronache ricordano devastante sul palco come in studio, e tanto per chiarire qui si sente una band che aveva ben poco da invidiare a gruppi come i Gaznevada, e che se avesse avuto a disposizione un disco vero e proprio sarebbe qualcosa di più di un culto carbonaro. Già che ci sono vi consiglio di procurarvi anche il libretto su "Le Silure D'Europe", mitologica fanzine cittadina d'epoca (nella quale Grieco, cantante dei Dirty Actions, era un pò il deus ex machina), che graficamente ha ancora tantissimo da insegnare…sarebbe figo se un simile lavoro avvenisse anche per le fanze anni 80, ed ora che è stata ristampata "T.V.O.R.", chi è interessato a ristampare "Decoder"?
Ma gli anni '80 in Italia non sono stati solo h.c., punk e new wave, c'era dell'altro come il potente garage-punk dalle tante sfumature dei Not Moving.Con il loro Live In The 80's si rende finalmente omaggio ad una band incredibile, tra le migliori mai apparse in questo paese.
Rifatevi gli occhi con le splendide versioni live immortalate nel dvd e stupitevi di come sapessero tenere il palco in maniera perfetta, mentre tra un pezzo e l'altro scorre via il racconto della loro storia, impreziosito dalle testimonianze di parecchi protagonisti ( musicisti e giornalisti, che però qui son più presenti come produttori e discografici) della scena musicale di quegli anni. E poi c'è il cd vero e proprio, 24 tracce violentissime, qualcosa che chi vive per Jon Spencer e crede che un gruppo "alla White Stripes" in Italia non ci sarà mai farebbe meglio ad ascoltare con attenzione, e magari un pò di rimpianto. A proposito, in attesa della ristampa dei loro dischi (si parla di Black'n'White e Sinnerman), e magari pure dei lavori solisti di Lilith?
Nel frattempo se qualcuno avesse la curiosità di sapere come suonassero in studio può sempre procurarsi il mini-lp Land Of Nothing, disco postumo sul quale circolavano non poche leggende e che alla prova dei fatti si è rivelato più che ottimo, tanto da farmi domandare cosa caspita ha tenuto questo gioiellino nei cassetti tutto questo tempo!
E poi c'era anche una piccola ma agguerita scena dance, che finalmente ha trovato la sua espressione con la raccolta -citata qualche paragrafo fa…- Confuzed Disco, dove finalmente anche chi non collezionava all'epoca i 12" della Italian Records può finalmente sentire perle di gruppi come Stupid Set (dei quali è in arrivo You Guys Don't Exist, primo di tre -tre!!!- cd retrospettivi del combo bolognese stile Residents), Gaznevada (la cui storica "I,C. Love Affair" è finita sul terzo volume degli "Imusicselection" di Claudio Coccoluto, segno che certi materiali sono ancora validi sul dancefloor), N.O.I.A., Neon, Hi-Fi Bros o dei Kirlian Camera mooolto diversi da quelli attuali. Agli originali sono appaiati dei remix (non tutti, però e in alcuni casi esiste solo il remix…scelta quest'ultima che lascia un pò perplessi) a curi di dj di caratura internazionale come Morgan Geist e Kiki o come gli italiani Santos e Scuola Furano, questi ultimi forse forse i migliori del gruppo con il loro take su "Guerra In Africa" dei Confusional Quartet.
E per terminare questa carrellata sulle ristampe made in Italy (in fin dei conti piccola, non ho tenuto conto del lavoro filologico operato sull h.c. italiano da parte della benemerita S.O.A. con tanto di recente ristampa in volume di tutti i numeri della storica fanzine "T.V.O.R.", o della riscoperta avvenuta all'estero di Alexander Robotnik, o del riapparire, sia pure in vinile, dello storico Lo Spirito Continua dei Negazione, o il doppio cd che raccoglie i primi due dischi "lunghi" -non quindi il minilp d'esordio Niente Insetti Su Wilma– dei catanesi Denovo con le future star Mario Venuti e Luca Madonia, ecc…) con quello che per molti è stato semplicemente il miglior gruppo in italiano di quegli anni e uno dei migliori di sempre, senza dubbio alcuno: i Franti.
Non paghi di aver tirato fuori, nella terza ristampa dell'imperdibile raccolta Non Classificato, i nastri registrati immediatamente dopo lo scioglimento del gruppo, ora con Estamos En Todas Partes tirano fuori le registrazioni risalenti al periodo precedente alla nascita del gruppo, oltre a materiale dal vivo, dedicato a chi come me ha sempre pensato che i due pezzi dal vivo che chiudevano il primo cd della raccolta di cui sopra fossero troppo poco…e se vi ricordate la loro discografia, il nome dei Contrazione non dovrebbe essere sconosciuto: bene, la loro è l'ultima grande ristampa uscita negli ultimi tempi, con un cd che riporta sia lo split con i Franti che l'e.p. Cine Occhio/Storia E Memoria, oltre ad un libretto che tra foto, materiali d'epoca e un testo che oltre a tener lontani tentativi di "revisionismo culturale" sulla loro vicenda, ricostruisce con successo il pesante clima politico/sociale in cui è maturata la scena hardcore torinese, tra scazzi con la sinistra "istituzionale" e la certezza di star costruendo qualcosa di importante…da leggere, per capire una parte di anni '80 -attenzione! non solo o soprattutto musicale, anzi- di cui per anni si è cercato di cancellare la memoria.
E ora cosa ci riserberà il futuro?
Personalmente non mi stupirei di veder riemergere dischi e 7" della scena garage italiana (che i Sick Rose siano fuori catalogo è uno scandalo, ma magari il loro ritorno discografico potrebbe dar via a un revival…), magari (sto esagerando?) un Sons of Nuggets italiano fatto con cura,e chissà che qualche appassionato non ci regali la gioia di rivedere nei negozi i primi due lavori degli Starfuckers, e magari pure qualche ristampa dedicata al colorato mondo della Vox Pop e della Crazy Mannequin.
E a volte mi vengono dubbi se riemergeranno mai i lavori di cantautori "di frontiera" come Faust'ò (le cui prime ristampe sono irrimediabilmente fuori catalogo: se mai le ristampassero però stavolta includeteci "Anche Zimmerman", per favore!), il primo Alberto Camerini (di cui purtoppo circola solo una raccolta, Camerini Metropolitano, che giustamente non presenta nessuna nota, nemmeno l'indicazione della provenienza delle canzoni…), Alfredo Cohen o Flavio Giurato…sempre che non vengano prima preceduti da una riscoperta di quei gruppi che si mossero intorno alle major a metà degli anni '90 e i cui dischi oggi sono irrepertibili se non tra gli usati: gruppi come Scisma, Flor, Fluxus, Ritmo Tribale o l'esordio di Cesare Basile sono assenti dagli scaffali da fin troppo tempo.
[A voler esser pignoli, ed uscire un pò dal contesto, mette però tristezza constatare che questo destino è comune anche a buona parte di quei tanti gruppi "alternativi" messi sotto contratto dalla major di turno negli USA piuttosto che in Inghilterra, e che si potrebbe fare benissimo un articolo sulle perle pubblicate negli anni '90 che sono attualmente fuori catalogo…uhmmm…ci penserò…]
Chissà poi se qualcuno provvederà a ristampare leggende sotterranee dello scorso decennio come Nuvolablù, Quartered Shadows o addirittura Uzeda , e se mai uscirà una raccolta del meglio delle posse italiane: troppo presto? Dobbiamo aspettare il "giro di boa" del prossimo decennio?{mosimage}{mosimage}{mosimage}

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