Hypershape Records. Una chiacchiera..

Hypershape è un’etichetta discografica italiana, gestita al momento da Michele Basso e Giorgio Salmoiraghi. I due (ovviamente) loschi figuri non sono di primo pelo ed hanno impastato le loro mani in diversi strati della musica noise, psichedelica, metal italica ma non sola degli ultimi 10 anni o giù di lì. Viscera///, Kollaps, B E T A, Michael Gira, Swamp Booking, giusto per buttare un paio di ingredienti leggeri leggeri nel calderone.
Hypeshape nasce con i Viscera.
Viscera, oltre ad essere il nickname di un wrestler afroamericano (Nelson Frazier JR) morto nel 2014, dalla ragguardevole stazza di 2.06 cm per 221 ed uno sguardo che levati, sono un quartetto post-metal. Post-metal, per me che sono estraneo al Dio Metallo, significa che prendono immagini e pesantezze tipiche di un genere per poi disfarsene, trasformandole. I loro dischi in mio possesso spaventano qualsiasi persona mi stia vicino mentre alzo il volume e tanto mi basta, sono dotati di una pasta calda che ti avvolge, sono lontani da stereotipi del genere ed uno dei loro dischi piû belli porta in copertina la faccia carismatica di uno dei pastori più dannati della storia, quel Jim Jones della ridente Guyana. Nei Viscera/// suona Michele, che però suona anche come B E T A, di cui ho avuto l’onore uno split insieme ai Mulo Muto (che qui a Sodapop recensì Emiliano Zanotti con delle parole che a rileggere oggi (sono passati 7 anni) mi viene ancora il magone.
Giorgio invece suona con i Kollaps, trio che sto letteralmente approcciando, approfondendo ed amando in questi giorni. Il loro frontman, l’australiano Wade Black, sta a Lugano, ad uno sputo da me e quando ho fatto sentire Crucify a mia figlia ( sei anni, oggi in auto passavamo Cristina d’Avena) mi ha detto “Belli, mi piacciono”. Il pezzo mi ricorda il rapimento di una persona inerme rinchiusa in una betoniera e bombardata con dei flash di luce e buio.
Dall’unione di queste esperienze (e mille altre) Hypershape nasce nel 2007 e trova una stabilità che la porta all’oggi nel 2014.
Viaggiando nel Bandcamp di Hypershape (hypershaperecords.bandcamp.com) troviamo una varietà di intenti che mescola più livelli, da Bologna Violenta ai the Great Saunites, dagli stessi Viscera/// agli Zolle ( dove praticava Berlikete, Morkobot già B E T A) fino ad arrivare ai diversi progetti di Nate Hall (U.S. Christmas, Uktena e Nate Hall appunto) ed agli andalusi Orthodox (un mio vecchio pallino) concludendo con la sagrada famiglia allargata di Larsen e Blind Cave Salamander. Per l’ultima produzione arriviamo infine ai Tunnels of Ah di Stephen Burroughs (già negli Head of David insieme a Justin Broadrick), con un disco “perduto” che avrebbe dovuto essere il quinto disco di questo progetto liturgico.

SODAPOP: Ciao Mike, Ciao Giorgio. Parliamo di Hypershape. Cosa vuol dire per voi gestire un’etichetta oggi in Italia? Siete coinvolti su diversi livelli in più ambiti musicali ma vorrei circoscrivervi qui per un attimo. Quando sentite la necessità di mettervi in gioco verso un pubblico? È la produzione a farvi sentire come il tempo sia sentito o è più un sentimento di “esistere” nell’ambito a spingervi a fare due o più release annuali?

MICHELE & GIORGIO: Andiamo sempre secondo il nostro sentire, senza troppe analisi. Quando c’è un’idea la scaldiamo e la spingiamo fino a farla fiorire, ovviamente sempre con un buon esame di realtà (soprattutto economico) per garantirgli la dovutà qualità e serietà.

SODAPOP: Trovo che le produzioni di Hypershape siano abbastanza trasversali da non essere mai scontate. Non mi sembra però una ricerca della sorpresa o della voglia di coprire più ambiti quanto più uno spettro vostro personale che va a trasferirsi all’ottica produttiva. Sbaglio? Che tipo di ascoltatori / acquirenti siete (e che rapporto avete con i negozi di dischi)? Con il passare degli anni vi state aprendo a nuovi suoni oppuri vi dedicate al maggiormente sedimentato?
M: Siamo acquirenti seri, appena terminata l’intervista tra mezz’ora staccherò per andare a Piacenza nel mio negozio di dischi di riferimento, Alphaville.
G: Spostandomi spesso all’estero ci sono diversi negozi che ancora fanno al caso nostro, penso ad alcune realtà in Olanda (penso a Waaghals Nijmegen) , oppure Dropout Records a Dresda o Kabinet Muz a Brno…anche a Londra ce ne sono differenti, uno in cui sono operativi anche diversi musicisti di area jazz e sperimentale, come Flashbacks e la stessa Rough Trade…se penso ad un negozio di dischi serio penso ad un luogo con una discreta caterva di vinile in cui riuscire anche a conoscere nuove cose, fedele al fascino della scoperta in loco.
M: Penso di essere un ascoltatore che prova a mantenersi attento anche sulle evoluzioni del genere, anche se sempre più spesso mi accorgo di fare una certa fatica anche con i generi con cui sono cresciuto, vedi il death metal più odierno che a volte mi mette in difficoltà. In questo senso rimango legato ai classici: PossessedSeven Churches, DeathScream Bloody Gore, SlayerShow No Mercy, KreatorPleasure To Kill.

SODAPOP: Mi è sembrato di capire, parlando con Mike, di una crescente professionalizzazione del vostro operato con il tempo, soprattutto collaborando con nomi già abbastanza pesanti di loro (penso ai Larsen oppure ai progetti di Nate Hall) nell’ottica di organizzazione e gestione dell’etichetta. Che tipo di cambiamento è stato? Pensate di aver raggiunto un equilibrio, uno standard, oppure sareste pronti a fare un’ulteriore passo verso il professionismo?
M & G: Diamo sempre il massimo impegno in quel che facciamo, anche per quanto riguarda la questione dell’Ufficio stampa di cui parlammo fuori onda e che comunque rappresenta un passo in più per poter arrivare a determinati pubblici. Il nostro pubblico è abbastanza ampio, dall’Italia agli Stati Uniti (ovviamente dipende molto dalle uscite) e discretamente fedele. La crescita non è ricercata quanto la qualità in questo senso, anche se in tempi come questi basterebbe però poco per avere della visibilità anche in un ambito trasversale come il nostro. Anche un’influencer per così dire…se domani Steve Von Till si mettesse a dire, “Ehi, Hypershape spacca” acquisteremmo una fan base come quella di Neurot e di Neurosis, riuscendo a connetterci ad un pubblico molto più ampio. (Steve, fallo per loro, ne varrebbe la pena n.d.a.) Negli ultimi anni Hypershape è la nostra passione, la portiamo avanti nella maniera più coerente in due (ci conosciamo da una vita e conosciamo i nostri gusti, quindi non ci sono mai state indecisioni o grosse discussioni sulle cifre stilistiche da sostenere) e riusciamo a dare il meglio rispetto a quello a cui puntiamo.

SODAPOP: Qual è il vostro pubblico di riferimento? Metallari evoluti, noisers ormai di mezza età o scoppiati trasversali? Riuscite ad avere un rapporto continuativo con la vostra fan base? I social vi aiutano in questo oppure siete ancora vecchia scuola con la birra al bancone e campate con il nocciolo raccolto negli anni? Cosa pensano le vostre famiglie ed i vostri amici del paese di Hypershape?
M: Occupandomi del magazzino di Hypershape (dove mi trovo anche ora) posso dirti con una buona cognizione di causa che una fetta dei nostri acquirenti sia affezionata e gli indirizzi si ripetono con una certa affinità. Anche oltre oceano abbiamo una buona fanbase grazie soprattutto ai lavori pubblicati di Nate Hall. In questo senso la distanza è un problema, pensiamo soprattutto a livello di costi di spedizione (tema che investe in pieno il box in legno degli U.S. Christmas, Prayer Meeting, prima stampa dell’esordio del progetto, datato 2003 ed ormai introvabile nella sua veste originale)  è un fattore importante.
Tornando invece al tema del “riscontro” e del parlare con gente più o meno vicina a noi di musica, le situazioni sono molto diverse. Giorgio attualmente lavora proprio per un certo taglio di musica e quindi è maggiormente a contatto con persone con una certa cognizione di causa, a me capita di parlare di “musica” con i colleghi, anche se mi accorgo in qualche caso di pormi forse in maniera troppo ferma come “esperto” e “musicologo” e dovrei smussare qualche angolo a tale proposito, comunque fuori dalla propria cerchia di riferimento si è veramente in un altro mondo ed il passaggio rimane difficile.

SODAPOP: Quello della prossimità dei negozi di dischi è un tema che mi tocca particolarmente. La reperibilità locale di una produzione dovrebbe essere scontata e spesso ci sono dei problemi pratici che riescono ad essere insormontabili anche nel 2022. Ma forse quello legato al supporto fisico è un problema “soltanto” di noi vecchi…
G: Vero, la fruizione è molto differente ma la continuità musicale è comunque presente ed in giro ci sono comunque nuove leve che producono e proseguono.

SODAPOP: Dovessi chiedervi qualche nuovo nome di queste nuove leve? Entro i 25 anni? Che mi consigliereste di ascoltare?
G: Domanda difficile…direi tutta la scena legata agli organi scandinavi di cui Anna Von Hausswolff è il nome di richiamo mi sembra la cosa più interessante negli ultimi anni. So che non è una giovane 25enne ma ha iniziato una decina di anni fa uando rientrava nel target e mi sembra un’artista che da giovane ha avuto una prospettiva ed una linea molto personale.
M: Quando si è sollecitati i nomi non vengono mai! Comunque lui, aaah, ha suonato anche al Primavera Sound, riprende le grafiche e le iconografie metal suonando Synthwave! (recuperiamo qualche giorno più tardi in nome del nostro, PERTURBATOR aka James Kent, figlio del musicista e critico musicale inglese Nick Kent).

SODAPOP: Passeggiando nel vostro catalogo sono caduto su un progetto che ho sempre adorato. Parliamo degli Orthodox…mi sono innamorato di loro già diversi anni fa, per immaginario e visione mi sembrano veramente unici e rappresentativi di una tradizione corrotta, come potrebbero esserlo i Mamuthones in Italia ad esempio ma rimanendo nella liturgia anziche nella tradizione. Che mi dite a loro proposito? Sono curioso, tanto più che sono spagnoli, una terra non particolarmente conosciuta per la musica di esportazione fuori da determinati generi…
M: Ci incontrammo al Roadburn di Tillburg, come Viscera/// suonavamo nello stesso palco degli Orthodox e ci incontrammo con Marco Serrato. Nel tempo siamo poi diventati amici, non nel senso di andare a fare gli aperitivi ma di musicisti che coltivano una stima reciproca. Krèas è un lavoro che nasce in un loro periodo di transizione, nella fase in cui il loro chitarrista, Ricardo Jiménez Gomez aveva momentaneamente lasciato il gruppo e, vedendo che fra i supporti mancava un formato come la musicassetta ci siamo lanciati.
G: La Spagna è visto come un territorio musicalmente esotico e non è particolarmente seguito, anche se a livello di musica pesante è ben più che organizzato ed una sicurezza negli anni. Anche vero che, non venendo coperti da determinati media, questo non appare…

SODAPOP: Se doveste esprimere un progetto musicale da aggiungere al vostro roster? Sia sogni proibiti che prospettive reali?
M: Godflesh
G: gli Earth di Dylan Carlson di qualche anno fa.

(gran belle scelte entrambe, da giovani, ci starebbe bene uno split secondo me, n.d.a.)

SODAPOP: Affinità sul territorio e nel mondo. Dopo quindici anni che tipo di rapporti avete sviluppato con le altre etichette discografiche? Ci sono stati esempi che avete seguito oppure spiriti che ritenete affini, con i quali avete progetti simili o vorreste collaborare?
M & G: Ci sono diverse etichette che sentiamo amiche ma se dobbiamo spendere una parola per una persona e per la sua etichetta diremmo che potrebbe essere Marco Valenti e la sua Toten Schwan Records. Ricordo che quando iniziammo ad ideare la produzione di nastri (nel periodo in cui questi andavano forte) ci aiutò parecchio a districarci ed insieme seguimmo anche qualche produzione…sì, di sicuro un disco dei the Great Saunites (Green, del 2016, n.d.a)

SODAPOP: Grazie mille per la chiacchiera ragazzi, è stato veramente piacevole e spero possa ispirare qualcuno a cercare la vostra roba. Volete aggiungere qualcosa? Messaggi al mondo?
M & G: Grazie per il pensiero. Propaghiamo la cosa, a livello produttivo e di collaborazione (negozi ed etichette), noi siamo aperti a scambi e co-produzioni.

Hypershape c’è.

 

Playlist consigliata:

 Bologna Violenta – Bologna Violenta
Nicola Manzan, violino violenza nel mio cuore da sempre.

The Great Saunites – Green
Densità in gorghi, droga ad etti e riff pesanti.

Uktena – Our Path To Trouble
Personale battesimo con Nate, prendere la posizione del loto senza piu riuscire a liberarsi. Ci rimaniamo, in repeat.

Larsen – Of Grog Vim (MC)
Esilità ed eleganza, dai torinesi più eleganti del mondo.

Viscera/// – City of Dope and Violence
Poche cose, semplici e brutali.

OrthodoxΚρέας
Sventrare la tradizione rimanendo nel vuoto impalpabile.

Blind Cave Salamander – The Svalbard Suite
Ghiaccio secco e caldo, deterioramento cristallizzato.

U.S. Christmas – Prayer Meeting
Vagiti stoner e nenie terracquee religiosamente conservate in legno

Tunnels of Ah Iron Speaks
Emersione metallica in dono alla plebe

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