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Hermetic Brotherhood Of Lux-Or – Ethnographies Vol.II/Musèe De L’Homme Hermetique (Transponsonic, 2012)

Devo dire che sono molto (forse troppo) pignolo anche sulla qualità estetica, oltre naturalmente a quella sonora di un prodotto, e come prima impressione estetica questo cofanettino doppio CD non è stata delle migliori. Che non mi si fraintenda sul fatto che non sia dalla parte del DIY, ma terrei distinte l’etica dall’estetica. L’oggetto in questione si presenta con due classiche custodie di plastica (jewel case) e un involucro esterno di cartoncino incollato a mano con stampa casalinga. I due CD, o meglio i due CDr, si presentano un poco meglio dalla veste grafica molto spartana, ma forse si poteva fare di meglio. Ma passiamo ai contenuti, ovvero alla musica degli Hermetic Brotherhood Of Lux-Or, che rimane l’aspetto fondamentale… si tratta di due lavori distinti, raccolti in un unico volume. Il primo ispirato ai film western (Jesus And John Wayne) che richiama l’immaginario sonoro di steppe desertiche bruciate dal sole, trasfigurate ai tempi nostri in alcune zone della terra Sarda; e il secondo (…And Justice For Hollywood) che riprende invece l’aspetto delle fabbriche abbandonate, strutture in degrado crollate su se stesse, richiamando nel titolo il declino della cultura e del sistema hollywoodiano. A mio avviso un po’ di lavoro sulla qualità del suono per quanto riguarda il primo CD andava fatto, eliminando soprattutto fastidiosi feedback live, e in generale avendo più cura del “disegno” del suono in quanto tale. Ma se tutto questo lo trasportiamo indietro nel tempo e lo ascoltiamo inciso su un vinile di fine anni ’60 direi che tutto sta al suo posto. Non stonerebbe assolutamente a fianco dei primi lavori degli Amon Duul, anche per via dell’idea del collettivo che si cela dietro al progetto/etichetta Transposonic. Anche perchè le idee contenute in questo primo volume e gli immaginari scolpiti nel suono sembrano interessanti e anche ben riusciti, ma non riescono ad essere così incisivi come dovrebbero, per via della registrazione live un po’ troppo “casalinga”. Il secondo volume richiama fortemente i rumori industriali e ambientazioni post-nucleari, fatte di squarci nel suono di inserti noise e vocali su pattern ritmici dal sapore degli anni del post-punk. Questo episodio rimane molto più solido ed efficace nei suoni rispetto al primo, richiamando strazi percussivi vicini anche ai Throbbing Gristle dal vivo, e concludendosi con una suite da 33 minuti che racchiude mondi ambient/dark-noise di suoni saturi fino quasi alla loro implosione. Una chiusura molto ben riuscita come riepilogo del viaggio appena intrapreso, tra industrializzazione e la sua successiva decadenza. Più che due lavori di musica concepita come tale, li definirei due documenti fotografici-sonori di un mondo ambientale ruvido e anomalo, in contrasto tra le bellezze per l’occhio e un sistema sociale vicino al suo declino.


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