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Hermetic Brotherhood Of Lux-Or – Sex And Dead Cities (Boring Machines, 2019)

In questi ultimi anni nessuno ha saputo raccontare la Sardegna, il suo spirito, la sua storia e il suo presente, come gli Hermetic Brotherhood Of Lux-Or. Lo hanno fatto connettendo il suono allo spazio e al tempo, tenendosi alla larga dalle più scontate e retoriche visioni: il loro spazio è quello lasciato da strutture che hanno perso l’originale funzione, antichi luoghi sacri o fabbriche dismesse che, in modi diversi, ancora ci parlano; il tempo è quello che affonda le radici all’epoca delle popolazioni che per prime lasciarono il loro segno sull’isola, ma anche un percorso circolare dove il passato è parte integrante del presente e del futuro. Di questa realtà complessa Sex And Dead Cities affronta il lato più scomodo: lontano dal trasporto ritualistico indotto dal precedente Anacalypsis, sfoggia un’attitudine quasi punk con brani mediamente più brevi dove il rumore pare sovrastare tutto, uno sccenario post-apocalittico che solo a tratti fa trasparire quello che c’è dietro. È però questo l’elemento fondamentale, che torna in tutte le composizioni con una frequenza non casuale: oltre il primo strato concreto e apparentemente inorganico si agita l’umano, talvolta anche l’ultra-umano, che dà carne, anima e misura al tutto. Lo percepiamo nel mantra sommesso che cadenza il noise di To Die In A Deacayed Country, nei mugugni di piacere che intervallano i battiti dub e gli stridori di The River Flows From The Incinerator, nel flauto sfuggente che sfonda la membrana di fragore industriale in Ruins And Shell Casings, nei recitati e nelle urla belluine, lontanamente alla Diamanda Galas, che cercano di contrastare il rumore montante di Seven Minutes Of Nausea, nelle grida carnevalesche che concludono il tour de force di Fear Of The Living. In questo lavoro dell’ensemble di Macomer la spiritualità sarda assume senso incarnandosi in un suono che nulla ha di nostalgico e che trova il suo orizzonte nella tangibilità delle cose e dei luoghi, siano essi antiche tombe dei giganti o vecchie strutture minerarie abbandonate, località dove immanenza e trascendenza si sovrappongono fino a confondersi. Non è una visione consolatoria né un messaggio di speranza quello che ci porta Sex And Dead Cities, solo la constatazione che le smagliature del presente fanno affiorare mondi passati ma non superati, la cui forza è ancora intatta e, non senza fatica, controllabile e utilizzabile. Credetemi, non è poco.

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