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Keiji Haino, Merzbow, Balazs Pandi – Become The Discovered, Not The Discoverer (Rarenoise, 2019)

Dopo An Untroeblesome Defencelessness, tornano a fare danno i maestri del rumore Keiji Haino e Merzbow assieme al sodale Balasz Pandi. Un disco che mostrava perfettamente lo stile del trio nel costruire impalcature improvvisative fatte di dinamiche cangianti e nervose, attente all’attimo senza mai accontentarsi di adagiarsi facilmente nel massimalismo sonoro, nonostante i volumi potentissimi. Il senso del discorso era infatti unire improvvisazione e ricerca utilizzando la massività sonica per scardinare i limiti delle aspettative. Le chitarre sradicate di Haino, il powernoise di Masami Akita e l’ottimo contrappunto ritmico di Pandi avevano generato una psichedelica rumorista di grana grossa scavando ossessivamente nelle dinamiche, tra passaggi tesi, tribalismi rumorosi e distensioni sul filo dei nervi.
I tre confermano la loro visione con Become The Discovered, Not The Discoverer, modificando in parte il loro equipment per aumentare il ventaglio di possibilità espressive di un suono indomabile, stavolta con la riuscita intenzione di aggiungere una furiosa temperatura rock al tutto: per l’occasione Haino suona ineditamente anche il basso e Akita, oltre alla manipolazione rumorista, imbraccia anche la chitarra. Ne è un chiaro esempio l’iniziale Become the discovered, not the discoverer (Part I), che ingrana claudicante per diventare una granitica sessione sludge noise densa e apocalittica, dove il muro di volume trova la propria musicalità e un andamento trascinante; una sorta di Fushitsusha che uniscono alla loro timbrica satura bordate di rumore. Un pezzo che centra perfettamente il punto, trovando in se stesso quelle variazioni e sovrapposizioni che spingono fino alla fine senza lasciare fiato, mostrando una notevole maestria nel gestire esplosioni e divaricazioni soniche.
Ma è la costante ricerca di incastri inusuali e differenti cambi di ottica che esprime perfettamente il concetto di fondo su cui lavora il trio. Become the discovered, not the discoverer (Part II) scava proprio nelle dinamiche di mezzo, risultando tanto magnetica quanto inquieta nell’immergersi in territori deflagrati dal feedack e dal massivo martellare di Pandi. Un brano che incarna concetti ossessivamente rock. Mentre l’indolente giro di basso su cui si trascina I Want To Learn How To Feel Everything In Each Single Breath (Part I) è l’ossatura sulla quale si innestano screziature disarmoniche e ritmiche free, una tensione slabbrata che si eclissa per riemergere gradatamente un magma ipnotico di borbottii e rintocchi, trovando poi il suo impatto con un centrato senso del climax. I Want To Learn How To Feel Everything In Each Single Breath (Part I) chiude cavalcando tesa nella giustapposizione di suoni combinati con sgraziato buongusto, emergendo in una densa melassa dal pulsante cuore noise dilaniato da un senso di cosmicità rumorista. Anche stavolta ci siamo alla grande.

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