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Guided By Voices – The Bears For Lunch (Fire, 2012)

Parlare del nuovo disco dei Guided By Voices vuole dire percorrere una strada insidiosa, infatti quando sto per scrivere da fan, noto come le recensioni magicamente si allungano in una sorta di mini monografia sul gruppo. Tutto perchè si apre per magia un file in testa davvero pauroso. E così solo dopo una lunga premessa, come più volte è successo in Sodapop, mi ritrovo a scrivere del disco vero e proprio che finisce recensito, spesso sbrigativamente, nelle ultime tre righe. E il più delle volte, si ha a che fare con una mezza ciofeca. Venendo perciò al nuovo lavoro dei GBV e dribblando il pericolo il più possibile, che si può dire? beh iniziamo ricordando la loro proverbiale prolificità (secondi a nessuno, nemmeno a Ty Segall). Sono tornati infatti – quasi in età da pre pensionati – a sfornare ben tre dischi, e tutti in un solo anno. Quattro, addirittura, se contiamo anche un album a nome Robert Pollard. E questo The Bears For Lunch, il terzo della serie, sembra proprio un’ennesima chicca imperdibile, dopo i primi due lavori, tutt’altro che trascurabili. Non fatevi ingannare dal basso profilo o dalla freddezza con cui il disco è stato accolto: non inventa nulla di nuovo, ed ovviamente tutte o quasi le webzine che fanno tendenza sulle facce nuove, non possono andare oltre al decoroso giudizio di sufficienza. Modestamente direi che l’album potrebbe benissimo essere annoverato tra i picchi della loro carriera (se non ai livelli di Alien Lanes o Bee Thousand, The Bears For Lunch non sfigura affatto se paragonato a Under the Bushes Under The Stars, fosse solo per la durata dei brani). Qua dentro ci sono pezzi incredibili, dal pop perfetto di Skin To Skin Combat o Waving At Airplanes (con un Tobin Sprout in stato di grazia) a tracce indelebili quali White Flag o Everywhere Is Miles From Everywhere. Resta la frustrazione verso i gruppi iperproduttivi: non ti godi mai il grande pezzo che sta passando sullo stereo, ma pensi subito – terrorizzato di tralasciare qualcosa – a quale altra canzone potresti perdere, infilata magari in mezzo a 30-40 tracce di un’uscita che ti era sfuggita. E mentalmente si fa fatica a trovare, raccogliere e catalogare la discografia con un certo metodo. La cosa ridicola, non volevo nemmeno scriverlo, è che ho preparato alla fine un The Best Of GBV 2012 per l’auto, composto da una quarantina di tracce con tutto, o almeno, un buon 90% di questo disco e un 30%- 40% dei due precedenti Class Clown Spots A UFO e Let’s Go Eat The Factory. Uscito a fine 2012 rendiamo ora a The Bears For Lunch l’onore che merita.

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