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Gianni Gebbia/Stefano Giust/Xabier Iriondo – L’Edera, Il Colle, E La Nebbia (Setola Di Maiale, 2009)

Possiamo parlare di supergruppo? Beh fate un po’ voi… e quindi solito discorso che i super gruppi non funzionano? Dipende (e poi basti pensare ai Painkiller per ricredersi su questa regola). Certo il titolo suona già da monito per l’ascolto, soprattutto se lo coniugate per i molti lavori dei marinai che compongono questo equipaggio, infatti state pur sereni che non si tratta certo di un disco semplice, anzi. Il fatto è che qui Giust, Iriondo e Gebbia pur variando le atmosfere vengono fotografati in tre live dove non vanno certo per il sottile, in questo modo decidono di non praticare la soluzione più scontata del free-rock, che per gli ultimi due sarebbe una soluzione semplice, invece vanno molto per il tenue, soprattutto per il tipo di incastri.
In questo modo succede che Stefano Giust suoni sommesso e comunque molto delicato anche nel momento in cui vada per il percussivo, Gianni Gebbia si esime dalle impennate che si ricordavano nel trio con Pupillo e Lucas Ligeti (uscito su Wallace e straconsigliato), e Xabier Iriondo si muove in modo simile al suo lavoro in duo con Gianni Mimmo. Quando la formazione deve alzarsi di intensità lo fa (Una Parata Delle Bestie) e quando decidono per una specie di elettro-free alla Art Ensemble Of Chicago versione 2009 (Uomo Traslucido) idem, eppure il gioco è di variare gli incastri pur rimanendo se stessi (una soluzione improvvositiva fra le più intelligenti per altro). Così facendo a tratti ci si ritrova con percorsi jazz che si spostano su un free mezzo deviato (se gli US Maple fossero stati jazzy e non rock?). Quanto vale per le prime tracce invece varia un po’ per le ultime due registrazioni che consegnano due impro da 17 e 14 minuti, ovviamente dilatandosi i tempi tutto avviene con più spazi, più silenzi (che a dire il vero vengono sfruttati come si deve anche nella prima parte del lavoro), ognuno non entra in campo se non quando è strettamente necessario, certamente in questi ultimi episodi c’è modo di incornarsi e i tre lo fanno. Mentre nella prima delle due lunghe tracce di chiusura l’incontro è volutamente freddo e sporadico nell’ultimo pezzo quando avviene è più marcato, senza troppi timori e comunque va e viene senza perdersi in una continua zuffa (cosa che molti gruppi free a partire dai Talibam! sembrano trovare eccitante). Live come molte uscite del giro Emanem (scusate se è poco) e l’aria che si respira non è troppo distante, ragion per cui su disco è interessante ma live è decisamente molto più elettrizzante com’è giusto che sia.

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