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Gianluca Becuzzi – Memory Makes Noise (Small Voices, 2006)

Gianluca Becuzzi, che per chi di voi ha dimestichezza con il panorama italiano era ed è Kinetix, fa parte di quella schiera di gente che come si suol dire in gergo: "ne mastica". Proprio di recente parlavo con un amico di questo disco e convenivamo sul fatto che si trattasse di un lavoro molto discreto ma allo stesso tempo efficace. Materia elettronica ma direi che gli ascolti di Becuzzi abbiano flirtato più di una volta con la musica contemporanea o con alcune delle sue mille derivazioni, se elencare nomi come Maderna, Stockhausen e compagnia bella non gioverà ad inquadrarlo basti pensare a quanto Afx o i Pan Sonic siano in debito da un lato all'acid house ed all'elettronica più "fisica" ma anche con i "padri dell'astrazione". Eppure Memory Makes Noise è ben più intriso di questa sostanza, tanto che in certi passaggi mi è sembrato di ascoltare Xenakis dilatato, o il Scelsi di Anahit modernizzato. Ambientazioni fredde costituite da tappeti di rumore bianco, soffici ma fatti entrare ad arte senza giocare troppo sul sali e scendi tipico di molte uscite ambient, quindi certi passaggi compaiono e svaniscono repentini senza ricadere nel dogma del "fade in/out". Dei drone spesso sospesi sul fondale o alternati a suoni più acuti che vengono retratti a mo' di fondali da palcoscenico, la successione è molto matematica (e rigorosamente calcolata) ma allo stesso tempo anche le spigolosità si digeriscono bene senza perdersi troppo nel cervellotico. L'alternanza fra rumore bianco e droni diventano i termini più ricorrenti di questo disco, si tratta di uno strano composito di intimismo e di silenzi, non ho dubbi sul fatto che l’effetto globale per molte orecchie sia cupo o oppure da disco crepuscolare, eppure Becuzzi mantiene la tensione senza esasperare l’attenzione di chi ascolta. Quand'anche si trattasse di una tromba con la sordina o di archi vanno spegnendosi sul fondo lasciando la sensazione che durante l’ascolto si affondi nel pantano sonoro. L'Herzog dei bei tempi l'avrebbe amato tanto come i Popol Vuh a cui commissionava qeui bei film con Kinsky che faceva sé stesso (il matto/malato)… io invece amerei ascoltare Becuzzi come sottofondo nel mio film personale con la figlia della buonanima di Klaus, ma alla luce dei fatti credo che sarei dovuto nascere almeno quarant'anni prima di lei… beata gerontofilia!

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