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Gian Luigi Diana – Cristalli Sonori (Setola Di Maiale, 2011)

Se per alcune uscite del catalogo della Setola possiamo indubbiamente parlare di jazz, per dischi come quello di Gian Luigi Diana, si tratta di musica che se dal jazz prende le braccia, cuore e testa sono situati altrove. Credo che parlando di lavori come Cristalli Sonori, sia inevitabile dire che si tratti di musica contemporanea, il che, come credo immaginerete, sostanzialmente significa tutto e nulla, ma vi basti sapere che se con la musica che ha reso celebri Coleman e Coltrane spesso viene in mente un locale fumoso con le luci fioche e parecchio sudore, in questo caso la location ideale si troverebbe in un museo o in una sala da concerto, con le luci rigorosamente spente. Diana, ormai di stanza a New York, pur utilizzando una formazione che comprende contrabbasso, clarino, flauto e chitarra, manipola delle campane di cristallo, usa live electronics, voce ed un piano e lo fa ispirandosi apertamente all’elettronica tedesca e inglese o quantomeno a quella contemporanea che ha reso celebri compositori come Stockhausen, Shonberg, Xenakis, Messiaen, tanto per menzionarne alcuni. Nonostante l’italiano si ispiri ad una serie di macigni mostruosi, riesce comunque a mantenere una certa musicalità che forse lo rende anche piuttosto fruibile ad una serie di ascoltatori neofiti e più addentro generi di sperimentazione con un background meno colto o più elettronico/ambient, a questo proposito forse mi ha ricordato l’espressività di certi lavori di Maryanne Amacher. Senza adagiarsi troppo sulla ripetizione di una formula Diana sembra utilizzare parti maggiormente composte a parti nella quali l’improvvisazione (come se i materiali improvvisativi non fossero frutto di lavoro pregresso) ha un peso molto maggiore, quest’ultima cosa oltre a rendere l’ascolto molto più interessante permette di intuire che si tratti di un musicista che nonostante un ampio spettro di idee non è troppo legato ad un canovaccio fisso. A New York in cerca di fortuna come Emanuel Carnevali? Un altro drammatico effetto della fuga dei cervelli da questa nazione?… chissà, per ora resta un gran bel disco su una piccola etichetta nostrana.

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