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Gabriel Kuhn – Straight Edge (Shake, 2011)

Per Odino! Se c’è un libro che credo non avrei mai comprato è questo, ma vista la mia storia individuale e che bene o male ho bazzicato questo circuito era inevitabile che qualcuno me lo regalasse e così è successo (…grazie Gea!!). Pensavo che come libro fosse di una noia mortale e purtroppo un po’ anche questo è successo, eppure non è andato tutto come da previsione. Per chi è completamente nuovo all’argomento e capita su questo sito quasi per caso, consiglio un instruttivissimo giro su wikipedia, per chi invece è già pratico ed “imparato”, il libro potrebbe riservare qualche piacevole sorpresa. Come prima cosa apre un’intervista a Ian Mackaye che come sempre regala alcune perle notevoli (per il sottoscritto, lui e Genesis P. Orridge in fase di intervista regalano sempre perle notevoli), poi seguono una serie di interviste interessanti a Michiel, Olav e Paul dei mai sufficientemente osannati ManLiftingBanner, un’intervista molto figa ad un israeliano filo palestinese e qualcos’altro. Poi ci sono anche una bella serie di parti noiose e di semi-revisionismi storici come quello di Lyxzen dei Refused, ma temo che fosse inevitabile. Il libro affronta l’argomento cercando di premere sul lato politico del circuito, forse quello più interessante, ma va detto: quello meno diffuso. Da un certo punto di vista non riporta le testimonianze di molti personaggi storici, ma si sofferma maggiormente su molti personaggi del presente o di un passato più o meno recente, come forse è anche giusto che sia (anche se per quel poco che ricordo degli studi di Storia, non è comunque un gran modo di lavorare). Nonostante questo dedicarsi al tempo presente, come ho già detto le riscrizioni “storiche” ci sono e si vedono, ma tutto sommato il libro non è appestato di quel noiosissimo alone “those were the days!” tipico degli ex-punk, ex-68ini, ex-rivoluzionari, ex-fidanzati/e, ex-tutto (ma non Ex il gruppo… a loro je volemo bbbene!). Per quel poco che vale, alcune delle cose più interessanti in tema le aveva scritte Kent Maclard nelle pagine di un booklet allegato ad XXX – some ideas are poisonous, se riusciste a reperirlo, al di là della coltre di pessimismo e dell’aura introspettiva del “pensatore di Goleta”, credo che potreste trovarlo piuttosto interessante. Essere straight edge è importante? Per alcuni lo è, per altri non è nulla se non un appiglio per definirsi in qualche modo o per aggrapparsi a qualcosa. Essere straight edge è nocivo? Per alcuni lo è, ho visto “i peggiori dementi della mia generazione” molto più rilassati per aver fumato qualche cannone o grazie ad una moderata sbronza, resta che vedere un coglione che si faceva tranquillamente delle strisce di coca su un tavolo ad un concerto punk mi ha fatto voglia di piantargli la faccia dentro al tavolo (e sia chiaro, non ho nulla in contrario con le droghe, ma sulle dinamiche di assunzione e sui modi sì). Sono un democratico di sinistra del “destra e sinistra sono tutti ladri uguali”? No amici drughi, “we live and die with our own opinons”, ma resta che nel momento in cui tracciano dei confini netti per terra spesso si creano delle divisioni che servono a poco, credo che valga per la politica e per molte altre cose, venirsi incontro (e non addosso… per quanto sia fraintendibile) è molto più difficile ma forse più produttivo. Poi certo “We are (e non We’re not) in this alone”, ma maggior ragione credo abbia valore quanto detto prima. “We got soul let’s take control” (Big Boys).

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