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Fungi From Yuggoth – S/T (Diazepam/Lightbulb, 2012)

È lungi dall’esaurirsi il fascino che gli scritti di H.P. Lovecraft esercitano sui musicisti di aera estrema: in questo caso il nome è ispirato a una raccolta di sonetti meno conosciuta dei racconti, disponibile in Italia col titolo di Gli Orrori Di Yuggoth. In tono con le poesie dell’allegrone di Providence, la cassetta, nera, è contenuta in una astuccio di feltro, nero anch’esso ed accompagnata da foglio con testi e dati, eccezionalmente rosso.
In realtà Fungi From Yuggoth non si limita a mettere in musica le visioni lovecraftiante, o quanto meno, lo fa adeguandosi alla vena poetica della raccolta da cui prende il nome: invece di aggredire l’ascoltatore preferisce irretirlo in una serie di suoni ripetitivi e sgranati, chitarre trattate e voci disturbate, mentre lontane melodie sembrano chiamarlo dal fondo. Per quanta inquietante e malata, immersa in un ambiente chiaramente industrial, non possiamo che parlare di psichedelia, una sensazione che non viene mai meno anche quando il discorso musicale si fa maggiormente incompromissorio. In certi momenti, specie a metà del secondo lato, mi sono venuti in mente gli MZ 412: in effetti Fungi From Yuggot sarebbe stato benissimo nelle prime uscite nel catalogo Cold Meat, quando il filone industrial noise e quello più atmosferico e melodico alla Mortiis non erano ancora nettamente separati. Nemmeno sul finale, quando il gioco psichedelico si fa più scoperto e una chitarra pulita si guadagna la scena, i synth scuri che si agitano sul fondo permettono di godersi questo momento di pace. E qui davvero, sembra di essere all’interno di The Shadow Over Innsmouth, con le creature mostruose che escono lente dal mare; anche perché, inevitabilmente, i suoni sintetici finiscono per prevalere.

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