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Fifteen Strange Seconds – S/T (Autoprodotto, 2020)

Magari non sono proprio una strana coppia Andrea Gastaldello, in arte Mingle, e Marco Machera (Echo Test), ma certo nemmeno una fra le più scontate: paladino di un’elettronica poco incline al compromesso il primo, esponete di un pop raffinato ed elegantemente fuori moda il secondo, trovano un punto di contatto nella musica di Fifteen Strange Seconds e se ne escono con un EP di tre brani che, immagino, sia l’avanguardia di un lavoro di maggior minutaggio. Più che incontrarsi a metà strada fra i generi di competenza, l’impressione è che i due musicisti facciano un passo di lato per trovarsi in territori poco praticati da entrambi e per questo inevitabilmente stimolanti: This Time I Won’t Be Late, il primo brano, è un morbido tappeto ambient animato da tocchi di piano minimale, chitarre (dell’ospite Eraldo Bernocchi), battiti distanti e dalla voce sentita di Machera; un pezzo riuscito, ma poco più di un riscaldamento rispetto a quellociò che è in arrivo. What If parte con un pianismo scuro e malinconico e battiti sgranati, poi arriva la voce e in un attimo è raggiunta la quadratura fra moderno cantautorato ed elettronica di classe, il tutto impreziosito da un finale teso e in crescendo, un brano dove nulla si può togliere o aggiungere senza rischiare di alterarene l’equilibrio. La stessa alchimia entra in gioco in Last Night I Drove A Car, Machera che canta col tono da intima confessione un testo di humor nerissimo e la musica che combina con sapienza elementi elettrici (qui alle chitarre abbiamo Silvia Cignoli) ed elettronici, facendoci assaporare turbamento e calore. Se isolando le parti possiamo riconoscere riferimenti a musiche che nei ’90 andavano imponendosi a un ampio pubblico (l’ambient “popolare” dei Biosphere e il trip-hop che si faceva autoriale) nel complesso il lavoro mi rimanda ai tempi in cui, a livello internazionale, “indie” era una parola seria, riferita, più che a un genere, a un’attitudine adulta che prometteva di svecchiare tradizioni che da tempo non venivano sviluppate (mi vengono in mente i The Books, ma ancora una volta è più un riferimento “di spirito” che puramente stilistico). Può darsi che non sia troppo tardi: in un quarto d’ora Fifteen Strange Seconds fa intuire molto di buono. E qualcosa già dice.

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