Eagle Twin + Atomic Mold – 10/10/2018 Colorificio Kroen (Verona)

A me queste cose commuovono, c’è poco da fare. Vedere uno dei tuoi eroi di gioventù arrivare su un van nella periferia di una delle nostre città in un giorno di metà settimana, salire sul palco, consumarsi le dita e sgolarsi per un’ora e poi scendere ad attaccare discorso coi presenti prima di infilarsi dietro al banchetto dei dischi, riconcilia con la musica e un po’ anche col mondo. Per via di queste cose e di altre che leggerete, è chiaro che le righe che seguono non potranno mai essere una fredda e imparziale recensione del concerto degli Eagle Twin al Colorificio Kroen di Verona. E, onestamente, nemmeno vogliono esserlo; oggi va così.
Al 10 di ottobre l’autunno non ha ancora fatto sentire il suo alito freddo e addirittura all’interno del locale è ancora estate: si sta tranquillamente in maglietta in attesa che la musica faccia ulteriormente salire la temperatura. La gente arriva alla spicciolata, ma fin da subito è evidente che le presenze sono superiori a quelle che mi sarei aspettato: la cooptazione degli Eagle Twin da parte del giro stoner, abbastanza (se non del tutto) ingiueagle twin atomic mold @ kroenstificata, dà i suoi frutti ed è un bene. D’altra parte nel pre-concerto capto, oltre agli ovvi Sleep, nomi come quello dei Blue Cheer, segno che i nostri siano percepiti, non a torto, come eredi di certa sana e robusta musica americana, pur conducendola poi verso orizzonti non così consueti. A separarci dall’arrivo del duo di Salt Lake City  è l’esibizione degli Atomic Mold, una volta tanto un gruppo indigeno non piazzato in cartellone col solo scopo di attirare un po’ di pubblico: il terzetto, sicuramente a suo agio nella categoria “stoner”, accelera di rado e ci regala una buona mezzora di ruvidezze sleepiane periodo Earache, ma anche riuscite dilatazioni pinkfloydpompeiane. Il meglio comunque lo danno quando grattuggiano riff ipnotici che fanno ondeggiare la platea a ritmo, appena prima di schiacciarla sotto il peso della sezione ritmica. Gentry Densley, da dietro le quinte, osserva interessato. È quasi il suo momento: c’è spazio per una birra e qualche parola in zona bar prima che il ruggito di Quanah Un Rama ci chiami a raccolta sotto il palco; sopra l’ex Iceburn, chitarra custom con manico in alluminio (e ben due jack) e maglietta Southern Lord, si è posizionato sulla sinistra mentre il collega Tyler Smith, previdentemente vestito dei soli tatuaggi dalla cintola in su, occupa il lato destro col suo possente set di batteria. C’è giusto il tempo di pensare, dopo le prime due strofe del brano che apre The Thundering Heard, che forse assisteremo a un concerto di canonici pezzi dell’album, che la tempesta elettrica, già pienamente sviluppatasi, rallenta EAGLE TWIN @kroen 01fin quasi a spegnersi per trasformarsi in un inedito blues lento e dolente, ideale per dare un attimo di sollievo a dei timpani già sotto sforzo; è il segno che la poetica degli Eagle Twin non si esaurisce nella potenza del suono: sarà questa successione di momenti relativamente tranquilli ed eruzioni metalliche a caratterizzare tutta l’esibizione, in un binomio dinamico e fortemente espressivo. A fianco di Densley Smith mulina gli arti e spara le bacchette (per fortuna verso il fondo, senza far feriti) producendo un volume di batteria infernale, l’unico possibile per tener testa all’urlo baritonale della sei corde del compagno. Alle loro spalle le fiamme volteggiano alte e gli spiriti dei giganteschi animali evocati nei testi montano furiosi, a fatica tenuti a bada dagli strumenti: Heavy Hoof ci travolge come una mandria in corsa e si dilata in una jam hardrock dove la chitarra sembra dar voce al grido degli ungulati e le percussioni imitare gli zoccoli che, come recita il brano, danzano sulle nostre tombe. Pavimento e muri tremano (chi è seduto sulle poltrone in fondo alla sala godrà di un inatteso vibromassaggio), le basse frequenze ci attraversano e corpo e mente ne sono sopraffatti in uguale misura: i due musicisti sono sciamani che, rendendo in qualche modo tangibile il suono, ci fanno partecipi delle scoperte del loro viaggio in una terra antichissima. Il coinvolgimento è totale pur mancando quasi ogni punto d’appoggio: frammenti di canzoni appaiono e scompaiono in una jam tellurica dove la colata sonora porta con sé un po’ tutta la storia di Densley, dalle storture impro-jazz a certe quadrature post-hardcore fino alle pesantezze doom, ma dove ogni riferimento razionale perde in realtà di senso, sacrificato alla costruzione di un suono primordiale eppure senza tempo. E se lo spazio vibra all’unisono con la musica, è proprio il tempo a diventare relativo: quando, poco dopo l’inizio, lo scuro folk di Carry On, King Of Carrion ci riporta a casa, in realtà è già passata un’ora. Solo a questo punto, tornato il silenzio (salvo il fischio alle orecchie che mi accompagnerà per ore)  mi rendo conto di essere esausto, quasi svuotato; eppure, là sotto, ne avrei voluto ancora. Ma anche nella capacità di creare questo spaesamento sta l’unicità di una band come gli Eagle Twin.

foto degli Eagle Twin di Stefano Pateronster
Video di Giulio Brusati

Tagged under: , , , , , , ,

Leave a Reply

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

Blast from the past!

Malagnino Marino Josè - 16-11-2008 (Produzioni Pezzente, 2008)

Altro lavoro che coinvolge Marino Josè Malagnino, deus ex machina dei Psss Psss Psss e boss della Produzioni Pezzente: si…

07 Jan 2009 Reviews

Read more

Three Days Of Struggle - 22-24/04/11 Codalunga (Vittorio Veneto -…

Three Days Of Struggle, un nome che a qualcuno evocherà ricordi di gioventù: Two Days Of Struggle, Padova, il giro…

11 Apr 2011 Live

Read more

Luca Majer - Matita Emostatica (Volo Libero edizioni)

Questo libro più CD edito da Volo Libero e mandatomi dallo stesso Majer, non raccoglie solo alcune memorie dell'autore relative…

16 Nov 2011 Reviews

Read more

HMWWAWCIAWCCW? - S/T (Boring Machines/Avant!, 2012)

L'esordio sulla lunga distanza degli How Much Wood Would A Woodchuck Chuck If A Woodchuck Could Chuck Wood?, terzetto torinese…

14 Jan 2013 Reviews

Read more

Anthony Cedric Vuagniaux - Le Clan Des Guimauves (Plombage/Suisa, 2014)

Il compositore svizzero Anthony Cedric Vuagniaux arriva alla terza uscita sulla lunga distanza, sempre restando nel genere della colonna sonora,…

31 Mar 2015 Reviews

Read more

Maurizio Bianchi: "...italian pioneer of noise music, originating from Milan"…

Maurizio Bianchi o molto più semplicemente MB, un nome che paradossalmente in Italia è meno conosciuto che all'estero. Ma fino…

25 Dec 2006 Interviews

Read more

The Haunting Green – Natural Extinctions (Hypnotic Dirge, 2019)

Al primo incontro con The Haunting Green, era l’epoca del single club della Final Muzik, il duo di Pordenone ci…

21 May 2019 Reviews

Read more

Fabio Fazzi - Shattered Worlds / Nunavut - Diurnal Course…

Due interessanti pubblicazioni targate 2020 dalla prolifica Asbestos Digit. La prima è quella di Fabio Fazzi, musicista di area elettronica sperimentale,…

16 Sep 2020 Reviews

Read more

Chemical Resistance - My Low Heart (Taxi Driver, 2019)

Scaglie metalliche alla deriva nello spazio. Una sorta di ambient torbido quanto una sigaretta abbandonata dalle volute di fumo gradevoli,…

23 Mar 2020 Reviews

Read more

Sincabeza - Edit Sur Passage Avant Fin Ou Montée D'Instrument…

La Distile continua a rigurgitare rock e post-rock a profusione ed i "senza testa" non sgarrano dalla linea editoriale della…

09 Mar 2007 Reviews

Read more

Chad VanGaalen – Soft Airplane, B-Sides (SubPop, 2009)

Non lo sentivo nominare dal carino, ma presto archiviato Skelliconnection nel lontano 2006: Chad VanGaalen, musicista canadese di Calgary, Alberta.…

02 Jun 2010 Reviews

Read more

Spiritus N - Age (Luce Sia, 2020)

Delicatissima dark-ambient minimale per Luce Sia che, incurante a crisi sanitarie e ambientali, continua a sfornare materiale di primissima qualità.…

14 Apr 2020 Reviews

Read more

Inutili - Unforgettable Lost And Unreleased (Aagoo, 2014)

Con non scusabile ritardo torno ad occuparmi degli Inutili dopo il 12" Music To Watch The Clouds On a Sunny…

30 Sep 2015 Reviews

Read more

Barbara De Dominicis: lady sings the blues, ma non solo

Ho conosciuto Barbara De Dominicis grazie ad Anti-Gone, il suo debutto in solo, un lavoro a-melodico ma al tempo stesso…

06 Oct 2012 Interviews

Read more

Slumberwood - Yawling Night Song (A Silent Place, 2009)

I gruppi che ti mandano un cd senza scritto un cazzo, anche un semplice: "oh, minchia... tipo, io ti mando…

03 May 2009 Reviews

Read more

The Tall Ships - Paint Lines On Your Glasses Look…

Mi ha incuriosito il fatto che l'esordio dal titolo chilometrico di questo terzetto di S. Diego sia uscito per un'etichetta…

01 Dec 2006 Reviews

Read more
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
Back to top