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Duozero – Esperanto (Small Voices, 2006)

Strano il potere dell’autosuggestione: forse quanto sto per scrivere è dettato dal fatto che per una stramba associazione leggere che fra i credits del disco compaia Zamboni mi ha fatto pensare a Ferretti. Beh, fatto sta che a tratti, ascoltando questo disco ho pensato ad un po’ di elettronica bella di qualche tempo fa ed a C.o.d.e.x. siglato Giovanni Lindo Ferretti, ma che in realtà dal punto di vista musicale va attribuito quasi per intero al signor Eraldo Bernocchi. Posto che riuscito o no, esaurito o no, CCCP/CSI o no, quel disco secondo me conteneva alcuni pezzi molto coinvolgenti, i Duozero mi hanno ricordato proprio alcune cose di quel Bernocchi, ma anche Harris e Laswell (non quello spaccamaroni "fusion" ma quello più "dub dell'oltretomba" o "ambient della penombra") che non a caso in quegli anni di grazia tracciavano la via. Tutto sommato però quello che scrivo potrebbe anche essere disorientare visto che comunque i Duozero hanno una loro identità ben precisa e pur giocando in nubi atmosferiche simili ai suddetti tagliano molto di più sull'elettronica e sulla freddezza tanto da sembrare più nordeuropei… diciamo Biosphere? Psychic Warriors Ov Gaia?… ma sì, diciamolo! Non sono un grande fan del recitato stile Massimo Volume (a meno che non siano i bolognesi stessi) eppure sul disco c’è spazio anche per questo, ma non solo visto che comunque i recitati e le voci che attraversano il campo sono più di una. Un disco che suona molto anni novanta, se non per la produzione notevole e per la scelta dei suoni ottima, per il suono da synth analogico. Produzione eccellente, ma in questo direi che la media Small Voices come già avevo scritto è decisamente tarata sugli standard continentali e non sull’elettronica involontariamente retrò che spesso capita di sentire nella nostra "little Italy". Un buon disco anche se con alti e bassi.

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