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Downset – Universal (Hawino, 2004)

A me sono sempre stati simpatici, soprattutto fisicamente. Un po’ come Poison Idea del resto che, seppur musicalmente distanti dai Downset, hanno pur sempre incarnato la quintessenza dell’intraprendenza, a dispetto di mode, diete e hit del momento. E’ vero, la sei corde di Tom Morello aveva un guizzo in più, quel quid che nei break la avvitava su sé stessa con giri dal suono mostruoso, in particolar modo dal vivo. Ma chi se ne frega, quella è una zona morta: la band di Rey Oropeza, a dispetto di "Missioni Impossibili" e rotations globalizzate, ha resistito e, ancora una volta, è riuscita ad amalgamare generi tanto distanti tra loro che, nel meltin-pot meglio riuscito degli ultimi anni, hanno consolidato quel crossover che persino i chicanos sotto casa mia iniziano a divorare da tempo. Dopo alterne fortune, i soliti problemi con le label, ecco dunque Universal: un disco che suona bene, deciso, cattivo, lucido nell’analizzare, ancora una volta, un paese in eterna contraddizione con sé stesso e con coloro che dovrebbe proteggere e sostenere: We The People, Right?! E essendone noi una parte, non possiamo che sostenere dalla prima all’ultima nota queste undici gocce di tuono, perfettamente incastonate nell’eterno skank-time per mosh furibondi. Se vi mancano i Rage Against The Machine a colazione, se non sopportate che fuori dal gregge non ci sia più nemmeno il cane pastore, oppure se cercate semplicemente elettricità ipnotica, ebbene, questo è il vostro disco. "Move! Move! Get out my face step a side so we can make this happen!" In fondo non è quello di cui abbiamo bisogno, giorno dopo giorno, per andare avanti?

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