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Diane And The Shell – Barabolero (Doremillaro (sb)Recs, 2011)

Ultimamente fatico parecchio a scrivere recensioni, ma non segnalare questo Barabolero, seconda fatica dei catanesi Diane And The Shell sarebbe un crimine veramente grosso. Mi spiace dover ricorrere a generi, etichette e formule, ma qualche coordinata è necessario darla: musica strumentale, chiamiamola se vuoi math rock. Ma di una fantasia e di una perizia tecnica che non è così facile trovare in giro. Mi riferisco in particolare agli intrecci che il quartetto riesce a creare, non c'è un passaggio superfluo neanche a cercarlo (uhm si, forse quel pezzo a cappella era evitabile), sembra di vedere tanti piccoli ingranaggi che ruotano e si incastrano precisi e veloci.  Il tutto senza risultare eccessivamente cervellotici, ma mantenendo un ritmo sempre sostenuto e una buona dose di melodia, compito svolto quasi sempre dalle chitarre, ricorrendo quando serve a tastierine giocattolo, ma in modo assolutamente dosato e mai sopra le righe. Questo disco, insomma, è assolutamente una sorpresa. Per amanti mentalmente dissociati di: Battles, Dilute, Trans Am, R.U.N.I., Red Worms Farm. Andrei a un loro concerto? Subito! Comprerei questo disco? Si. Consigliatissimo.

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