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Deadburger – La Fisica Delle Nuvole (Goodfellas/Snowdonia, 2013)

A sei anni da C’è Ancora Vita Su Marte tornano i Deadburger e di musica ne suonano ancora e parecchia: tanto che La Fisica Delle Nuvole non è un disco ma ben tre (!) dischi diversi e con una identità ben distinta, ma raccolti in un cofanetto e non disponibili separatamente l’uno dall’altro. Dopo il dovuto plauso al suicidio commerciale in tempi duri per la musica e non solo, ascoltiamo e sfogliamo questo bell’oggetto ricolmo delle splendide illustrazioni di Paolo Bacilieri (leggete i suoi fumetti!). A prescindere dalle uscite discografiche, se fate un giro in rete vedrete che i Deadburger dal 2007 non sono stati per niente con le mani in mano e questo spiega anche l’evoluzione che il gruppo ha avuto e che è ben testimoniata da La Fisica Delle Nuvole: il cofanetto contiene i brani preparati dal gruppo in questi anni per quattro spettacoli teatrali, tutti riregistrati ed amalgamati al formato del disco con grande cura dei suoni in ogni minimo dettaglio. Il primo disco, Puro Nylon (100%), è tutto basato sull’incrocio tra rock con inserti di elettronica e strumenti classici; i testi (letti da varie voci) si basano su un libro di poesie di Tony Vivona. Le atmosfere sono molto curate, c’è largo spazio per la melodia ma nulla è banale o scontato: viene dato il giusto spazio anche ai silenzi e il risultato è godibile e interessante sia dal punto di vista musicale che da quello delle liriche. Il secondo disco contiene in realtà due mini album solisti: Microonde di Vittorio Nistri e Vibroplettri di Alessandro Casini. Il primo è dato solo dal “suonare” un microonde in tutti i modi possibili ed è un esperimento godibilissimo di musica rock/elettronica concreta che in una quindicina di minuti di musica centra davvero l’obiettivo; il secondo è invece un disco per sola chitarra, suonata con l’ausilio di vibratori, anelli stimolanti e ruota lecca lecca (fantastica invenzione che non conoscevo): ne esce un improbabile noise/desert rock, scanzonato e divertente ma azzeccatissimo (ad esempio la splendida finale Arando I Campi Di Vetro). Ultimo capitolo è a titolo La Fisica Delle Nuvole e si apre col brano omonimo, dal bellissimo testo tratto liberamente da un testo di Vonnegut: è il brano migliore del disco, che si muove tutto su un rock con inclinazioni psichedeliche venate di jazz, prevalentemente acustico e suonato con una band allargata notevole; seppure l’uso del cantato italiano “accorato” non sia per niente nelle mie corde e mi renda difficile l’ascolto, il disco ha spunti sonori interessanti e musicalmente è vario e ben suonato. La Fisica Delle Nuvole a mio parere segna un distacco notevole in avanti rispetto al passato dei Deadburger, che già con C’è Ancora Vita Su Marte inziava ad evolvere una idea di rock elettronico che personalmente non mi ha mai fatto impazzire. Va dato merito al libretto allegato al cofanetto di fungere bene da guida in questo universo musicale, anche grazie a spassose quanto utili pagine di approfondimento sui molti temi che prendono spunto dai dischi in questione. Bella prove enciclopedica, varia ed interessante: già preannunciato il prossimo episodio della saga.

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