Dead Elephant – Lowest Shared Descent (Donna Bavosa/Robotradio, 2008)

Nuovo disco per i Dead Elephant (solo di recente ho scoperto che devono aver fatto degli EP autoprodotti) e come accade spesso, doppia produzione, visto che simultaneamente il disco esce su Donna Bavosa e Robotradio. Inizierei subito col dire che per chi non li conoscesse gli "elefanti morti" fanno "roba pesante" con parecchie influenze di hardcore e metal evoluto che ha in Neurot, Hydrahead, Albini, e nel noise i suoi punti cardinali. Produzione adeguata per un disco di questo tipo ed affidata al competente David Lenci che tenendo fede alla sua storia personale, lo fa suonare bello tosto ma per nulla metal, la voce (che per quel che mi riguarda è l'unica cosa che a volte ha dei risultati altalenanti) comunque trova una sua posizione ben precisa, visto che comunque Lenci ha trattato il lavoro facendolo suonare perfettamente amalgamato come da copione. Nu-metal? Vade retro! Proprio per quello ho iniziato parlando del suono: i Dead Elephant si devono essere nutriti di una bella quantità di noise e post-rock di quello che non si è scordato a casa il distorsore e quindi dagli Shellac ai Don Caballero, però questo è un dato che emerge più prestando un occhio alla rifiniture, il disco è soprattutto in debito con l'hardcore ed il noise evoluti, quindi oltre alle etichette menzionate direi di mettere nella valigia anche Steve Austin (soprattutto quando ha iniziato a non farsi troppi problemi di essere anche un metallaro), un pochino di stoner di quello meno vintage e quel tanto che basta di dark ambient nei passaggi (cose che purtroppo spesso rimangono relegate solo al disco perché la gente vuole l' "headbanging"), ma anche in questo direi che i Neurosis più che un riferimento per tutti siano stati un po' quello che On The Road è stato per una generazione di americani (che hai detto?…Un libro da sporchi fricchettoni?… no, non intendevo questo). Se non fosse che sto per menzionare gruppi, che seppur su etichette che fanno moda, sono minori, direi che a tratti gli elefanti si trovino idealmente in un punto mediano sulla retta che unisce i Keelhaul agli Old Man Gloom più cupi. Sul disco trovano spazio le comparsate di Luca Mai degli Zu e del mai sufficientemente osannato Eugene Robinson degli Oxbow (negro, gay e che fa musica estrema in un gruppo che mediamente viene considerato marginale perché è troppo senza senso: lo eleggerei immediatamente ad eroe di sempre) ma questi sono particolari secondari, anche se messe dove sono le due cose fanno la loro porca figura. Seppur con qualche piccolo neo, un gran bel disco che si staglia in modo netto dalla media dei gruppi che "minchia facciamo un gruppo come gli Isis?… come hai detto Neuros-che? Chi sono?".

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