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Dans Les Arbres – Volatile (Sofa, 2019) / Mausoleum (Bandcamp self-release, 2019)

Dans Les Arbres è un ensemble composto dal clarinettista francese Xavier Charles e i norvegesi Christian Wallumrød (piano), Ivar Grydeland (chitarra) e Ingar Zach (percussioni); attivi dal 2006, tre album sulle pregiate Ecm e Hubro, esplorano un concetto molto interessante di composizione spontanea in bilico tra aleatorietà e concretezza.
Una delle migliori occasioni per saggiare la loro qualità esecutiva è sicuramente il nuovo Volatile su Sofa, registrazione del concerto tenuto al Teatro San Leonardo di Bologna nel 2018, che mostra un grande senso dell’interplay nell’esplorare un ampio raggio di sentimenti percettivi. Attraverso l’attento approfondimento delle varie tecniche estese, il quartetto pratica una particolare ricerca linguistica capace di costruire un suono tanto meditato quanto vivo e istantaneo.
Uno scorrere incessante, lento, ma brulicante di tensioni crea un contesto profondamente immersivo che traduce la fisicità del tocco in astratta armonizzazione, senza mai risolvere del tutto la tensione tra melodia e suono; avant jazz sospeso ma con un profondo senso della consistenza che spazia tra il concretismo materico di Cage, armonizzazioni aleatorie e dissonanze calibrando i vari gradi di intensità con un metodo discorsivo intelligente ed emozionale. Un approccio colto che tuttavia non si risolve nella pura tecnica, ma si innerva di una vitalità improvvisativa mai accondiscendente e con il pregio di riuscere a coinvolgere nell’ascolto.

A poco più di un mese da Volatile, il quartetto rende disponibile in versione digitale su bandcamp un nuovo lavoro che mostra ulteriori approfondimenti della loro visione di musica istantanea. Le sessioni sono state registrate nel mausoleo dell’artista norvegese Emanuel Vigeland in Oslo e, oltre a risentire del riverbero misterioso dell’architettura del luogo, si tingono di una coloratura elettronica che allarga gli orizzonti espressivi dell’ensemble: al clarinetto di Charles e alla table steel guitar di Grydeland Wallumrød aggiunge synth, drum-machine ed elettronica, mentre Zach affianca questa compente al suo set percussivo. La sostanza sonora stavolta gioca amabilmente con la profondità dello spazio, caricandosi di un forza cupa che mette ancora meglio a fuoco la capacità dei quattro di innervare la linearità con fibre profondamente inquiete. Ne risulta una musica contemporanea scura e riverberante, più palpabile e maggiormente inquietante.
In modo meno lineare che su Volatile, le cinque stanze sonore di Mausoleum rimanipolano i concetti compositivi per disegnare paesaggi tormentati nei quali sbucano frangenti melodici imprigionati nella coltre, concretismi rumorosi e fascinazioni statiche. Un minimalismo che armonizza tensioni contrastanti e umori improvvisi in un flusso coerente e ben rifinito.
Due lavori di notevole bellezza che attraverso una reale ricerca linguistica costruiscono una poetica del tutto personale e affascinante.

 

 

 

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