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Dalila Kayros – Transmutations part [I] – The Yin Side (Autoprodotto, 2018)

Mancava da tempo il nome di Dalila Kayros sulla copertina di un disco, dal 2013 per la precisione, anno di uscita di Nuhk, album imprescindibile che al tempo recensimmo più che positivamente. Non è stato tuttavia un tempo inoperoso poiché l’artista ha allargato i propri orizzonti attraverso collaborazioni con Luca Pissavini e Yūgen e prestando la voce ai progster inglesi Combat Astronomy e agli estremisti metallici Syk; forse proprio per questo la distanza fra l‘esordio e Transmutations sembra così evidente, con l’effetto – solo apparentemente paradossale – di far apparire attuali e presenti entrambi i dischi. Dal fondale significativo che Nuhk fornisce Transmutations si staglia e si qualifica inizialmente per opposizione: vi troviamo toni maggiormente misurati in luogo di quelli spesso violenti dell’esordio, la forma è più codificata rispetto all’anarchica spigolosità passata e il sardo e le lingue d’invenzione lasciano il posto a un più internazionale e digeribile inglese.  Se di primo acchito può apparire una svolta decisamente pop, con la voce che si appoggia su tessuti minimali di synth e battiti pulsanti, un po’ trip-hop e un po’ elettro-dark anni ’90, approfondendo gli ascolti scoprirete invece un disco tutt’altro che facile, poco propenso ad essere fruito per episodi singoli (per quanto alcuni spicchino, ad esempio la bellissima Mothland) e che, lungi dall’essere il gemello buono di Nuhk, ci mostra una visione nient’affatto pacificata (lo yin in effetti corrisponde al nero del Taijitu). Sarebbero bastati pochi accorgimenti – una maggior differenziazione fra i brani, qualche ritmo più ballabile – per trasformare l’album in una raccolta di pezzi fruibilissimi e appetibili per amanti del suono Trisol e affini, ma con tutta evidenza l’intento della Kayros è un altro, quello di segnare una tappa importante in un percorso di crescita non solo artistica (prestate attenzione agli ottimi testi, animati da un flusso di coscienza perfettamente in linea con le scelte  musicali). In Transmutations ci viene mostrato un lato della personalità dell’artista in cui la meditatività prevale sull’istinto e la forma misurata sull’espressionismo ma dove rimane immutata la forza con cui lo scambio continuo fra mondo interiore ed esterno viene messo in scena. Più che uno yin che equilibra e compensa uno yang Transmutations sembra un polo d’energia pulsante e instabile, pronto a generare nuove forme alla ricerca di un equilibrio. Staremo a vedere cosa riserva il futuro, ma per ora volentieri ci godiamo questo lavoro.

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