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Chaos Physique – The Science Of Chaotic Solutions (Jestrai, 2009)

Il nuovo progetto di Amaury Cambuzat, a suo tempo negli Ulan Bator, condiviso con Diego Vinciarelli e Pier Mecca, si chiama Chaos Physique e, per quello che ricordo, non siamo molto distanti dai suoni delle ultime prove del gruppo francese, quando aveva insomma cominciato a sperimentare soluzioni e strutture più dilatate, vedi Ego:Echo del 2000. The Science Of Chaotic Solutions è un disco dal solido impianto rock, che magari utilizza suoni e ritmi che gli farebbero meritare il prefisso "post", ma che in realtà lo scorrere del tempo e le rapide evoluzioni sonore degli ultimi anni hanno già ampiamente standardizzato.
Quello che di buono c’è, oltre ad una certa dose di mestiere che almeno in questo caso non fa male, è una ben presente cupezza di fondo, suoni chiusi e per niente solari, forse eredità della collaborazione di Cambuzat con i Faust. Ciò non toglie che effettivamente gli elementi più interessanti del disco, a mio avviso, siano questo senso di claustrofobia che traspare da ogni traccia e i suoni acidi, fangosi e impastati. Tra i riferimenti più evidenti i Sonic Youth, che la fanno da padrone un po’ in tutto il disco e in modo più dichiarato nella settima traccia, ed il rock psichedelico in genere, la lunga traccia finale ne è un ottimo esempio, oppiacea e dilatata ha davvero la capacità di estraniare l’ascoltatore da tutto quello che lo circonda. L’impressione finale è quella di un disco fuori dal tempo, potrebbe essere uscito oggi come a metà degli anni ’90, molto classico, bello.

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